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Al via il bis di Baglioni, 'sovranista' delle note

SPETTACOLO
Al via il bis di Baglioni, 'sovranista' delle note

di Antonella Nesi


“Baglioni ha fatto il Sanremo più sovranista di sempre e nessuno se n’è accorto. Il sottotitolo di questo festival potrebbe essere: prima gli italiani. Anzi: solo gli italiani”. La battuta è di un dirigente Rai di lungo corso che preferisce rimanere anonimo. Però ha un suo fondamento.

Baglioni avrà anche litigato (e poi fatto pace) con il vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini, sulla visione del fenomeno migratorio, ma è innegabile che il direttore artistico stia per inaugurare, martedì prossimo, il Sanremo con l'impostazione più ‘sovranista’ degli ultimi decenni.

Se infatti l'italianità è scontata e obbligata per i cantanti in gara al festival, non lo è per il resto del cast. E qui il cantautore romano ha fatto la differenza, complice la politica di razionalizzazione dei costi voluta dal nuovo ad Rai, Fabrizio Salini. I superospiti (almeno quelli annunciati finora) sono tutti italiani: Andrea Bocelli con il figlio Matteo, Elisa, Giorgia, Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Luciano Ligabue, Eros Ramazzotti, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni. Ma anche le indiscrezioni su quelli che potrebbero aggiungersi parlano italiano: Claudio Santamaria, Serena Rossi, Michele Riondino, Laura Chiatti. E anche se alla fine arrivasse qualche superospite straniero (si era parlato di Ariana Grande, che vanta comunque origini molisane), le regole di ingaggio di Baglioni sono chiare: nessun attore hollywoodiano o cantante straniero potrà andare a Sanremo a fare una comoda ospitata promozionale. Dimenticate il tè sorseggiato da Hugh Grant sul palco nel 2005 per il modico cachet, si disse allora, di quasi 500.000 euro. Con Baglioni, se l'artista ‘straniero’ entra al Teatro Ariston deve calarsi nello spirito del festival e rendere omaggio alla canzone italiana, come già accadde l’anno scorso con Sting, che intonò ‘Muoio per te ‘ di Zucchero, e per James Taylor, che accennò ‘La donna è mobile’.

E non è diverso il discorso sul resto del cast, a partire dalla squadra di conduzione, dove per tanti anni non è potuta mancare la modella o la presentatrice ‘esotica’, ingaggiata come valletta o co-conduttrice: dalla Eva Herzigova a Valeria Mazza, da Rocio Munoz Morales a Michelle Hunziker. E dove quest’anno Baglioni ha voluto due colonne dell’intrattenimento ‘made in Italy’ come Claudio Bisio e Virginia Raffaele.

Ma niente paura, la 'par condicio' è assicurata. Perché a fare da contraltare al ‘sovranismo musicale' del format baglioniano, ci sono i testi delle canzoni, spesso polemici con le politiche governative, soprattutto sul fronte migranti: dalla rock ballad 'L'amore è una dittatura' degli Zen Circus, che fa amara ironia sui “porti chiusi”, al pop rock de 'I ragazzi stanno bene' dei Negrita, che cantano del “mondo dei confini e passaporti, dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto, come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco”. Un comandante che a molti è sembrato un riferimento a 'capitan' Salvini.

Chiuso il discorso della 'cittadanza' e dei testi, il campo dove Baglioni ha in realtà osato di più è il cuore del festival: i cantanti in gara. Quest’anno il direttore artistico è riuscito nella difficile impresa di portare al festival generi e generazioni piuttosto distanti finora dalla kermesse. Nomi come Achille Lauro, Motta, Ghemon, Ultimo, Mahmood, Einar, Shade sono i cantanti che ascoltano i giovanissimi. Sono gli idoli di una generazione che non guarda quasi mai la tv generalista. Pressoché sconosciuti allo zoccolo duro del pubblico di Rai1, costituito da ultrasessantenni.

Una svolta interessante verso quella che Baglioni vorrebbe che fosse una Mostra dell’Arte della Canzone Italiana (parafrasando Venezia), un sismografo della musica italiana contemporanea, ma molto rischiosa dal punto di vista degli ascolti. Sul fronte Auditel, a Baglioni e alla squadra di questo festival (attaccata sia lo scorso anno che in questa edizione per i sospetti conflitti d'interesse del manager di Baglioni, Ferdinando Salzano, con molti degli artisti in gara) saranno molto più utili le battute di Bisio e della Raffaele e le cover di brani che hanno fatto la storia della musica italiana, in cui probabilmente si cimenteranno i superospiti.

Da quanto annunciato a inizio gennaio da Baglioni, vale infatti anche per gli ospiti musicali il divieto del solo passaggio promozionale, quello con “l’ultimo singolo”, per intenderci.

Insomma, l’impressione è che quello che lo scorso anno è stato fatto con i brani più amati del repertorio dello stesso Baglioni potrebbe allargarsi quest’anno (anche per 'esaurimento scorte') agli altri grandi protagonisti della musica pop italiana. E se il “piccolo grande amore” dimostrato nel 2018 dai telespettatori per le canzoni di Baglioni verrà dimostrato anche per le nuove scelte, la sfida degli ascolti sarà vinta. Sennò comunque avrà vinto Baglioni. Quello dell’anno scorso. E quindi le sue canzoni.



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