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Arte: 'Io sono io', a Milano in mostra opere Alfredo Rapetti Mogol

20 giugno 2018 | 17.13
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Alfredo Rapetti Mogol

Dal 21 giugno all'8 luglio in mostra a Milano, nella Galleria Hernandez, il risultato delle ultime ricerche di Alfredo Rapetti, il paroliere figlio di Mogol, dalle opere monocrome in cui segni, quasi incisioni sulla pellicola pittorica, creano un alfabeto personalissimo ma allo stesso tempo universale, alle opere in cui campeggiano lettere dell’alfabeto disposte in maniera non immediatamente leggibile e perciò votate a stimolare nello spettatore la ricostruzione della dinamica convenzionale della comunicazione linguistica per afferrare il messaggio proposto dall’autore.

"Senza scrittura non saremmo niente non avremmo coscienza di noi stessi", dice Alfredo Rapetti. E non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. "La differenza - spiega- è che con la pittura (la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili che nascono destrutturando le parole) arrivi lentamente alle persone mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite".

Pittura e scrittura sono da sempre state presenti nell’ambiente familiare di Alfredo Rapetti. Nipote e figlio d'arte, il nonno, Mariano, in arte Calibi, era autore di canzoni come 'Vecchio scarpone' e 'Le colline sono in fiore', mentre il padre Giulio, in arte Mogol, anch'egli paroliere, è diventato celebre grazie ai sodalizi artistici con Lucio Battisti e Gianni Bella.

Diventato paroliere con la canzone 'Il chitarrista', cantata da Ivan Graziani e dopo aver lavorato con i fratelli Gianni e Marcella Bella, Alfredo Rapetti Mogol ha firmato numerose canzoni di Raf e Laura Pausini. Ha lavorato tra gli altri anche con Adriano Celentano, Mina, Mango, Nek, Il Divo, Carlos Santana, The Corrs, Gilberto Gil, Ron, Marco Carta, Josh Groban, Elisa, Arisa

Fin da bambino Alfredo Rapetti ha conosciuto il mondo dell’arte visiva grazie al nonno materno, Alfredo De Pedrini, presidente dell’Associazione Arti Grafiche di Milano. Fondamentale, per quanto riguarda la sua crescita in ambito pittorico, è stata poi la condivisione – dal 1996, per quattro anni – dell’atelier di Via Nota, sempre a Milano, con gli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati.

Dalla fine degli anni ’90 ad oggi, ricca è stata l’attività espositiva: tra le tante mostre personali e/o collettive, vale la pena di ricordare la partecipazione – nel 2007 e 2011 – all’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

Utilizzando la tecnica dell’impuntura (incisione tramite puntasecca su diversi generi di supporti, principalmente cemento, acrilico e carta), Rapetti Mogol riesce fonde le sue due principali passioni. Ponendo l’accento sul gesto, e quindi sull’atto dello scrivere a mano, Mogol junior riesce a dare vita ad opere in cui la parola dipinta perde il suo significato letterale per acquistarne uno nuovo e personale dettato dalla capacità di immedesimazione che ha il fruitore nel momento in cui legge l’opera.

Intento del pittore Rapetti Mogol è, allora, quello di ripartire dal significante per dare vita ad un alfabeto inusitato e personale: il pittore si fa letteralmente creatore di un linguaggio plasmato ex novo ed al quale è possibile dare ogni volta (in virtù dell’emozione che l’accostarsi al segno grafico stesso suscita) un nuovo significato. La parola, apparentemente svuotata di ogni senso (così come della sua funzione originaria), è in realtà finalmente universalizzata: reso libero dalla gravità della sua primitiva funzione, il segno grafico diventa veicolo emozionale capace di connettere tra di loro individui dotati della stessa sensibilità.

Riguardo al concetto di segno grafico è lo stesso Rapetti Mogol a precisare: "Come gli animali lasciano le orme, l’uomo lascia la scrittura. È come se fosse la forma del pensiero, la forma stessa del passato dell’umanità. La scrittura è una caratteristica dell’essere umano che, attraverso questa, ha rappresentato i suoi stati d’animo".

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