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Iran: la scrittrice Nemat, con Rohani brutalità regime è solo mascherata

19 settembre 2014 | 12.50
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L'elezione nel 2013 di un moderato come Hassan Rohani alla presidenza dell'Iran ha suscitato nella comunità internazionale la speranza che Teheran possa uscire dall'isolamento, aprendosi all'Occidente. Una speranza che, a sentire la scrittrice iraniana Marina Nemat, l'autrice di 'Prigioniera di Teheran', è destinata a rimanere tale. "In Iran ancora non c'è libertà di espressione, parola o religione. Le carceri sono piene di prigionieri politici che sono trattati in modo terribile e sono sottoposti a varie forme di tortura", spiega Nemat in un'intervista ad Aki-Adnkronos International.

All'indomani della condanna a 91 frustate comminata a sette giovani, 'colpevoli' di aver pubblicato un video su YouTube in cui ballavano 'Happy', il tormentone di Pharrell Williams, per le strade di Teheran, la scrittrice sostiene che del 'nuovo corso' di Rohani ancora non si vede traccia. "Tutte le 'libertà' che Rohani ha finora proposto sono solamente superficiali e altro non sono che uno show elaborato per provare a nascondere il male della Repubblica islamica e i suoi crimini".

"Non dimentichiamo - prosegue Nemat - che solo pochi mesi fa otto persone, tra cui una donna britannica, sono state imprigionate in Iran per blasfemia e insulti alla Guida Suprema (Ali Khamenei, ndr) su Facebook. Sono state condannate a pene tra i sette e i 20 anni di prigione. YouTube sarà il prossimo strumento nelle mani del regime per arrestare la gente".

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, l'allora sedicenne Nemat è stata arrestata e rinchiusa due anni nel famigerato carcere di Evin, dove è stata torturata e minacciata di esecuzione. Nel 1991 ha chiesto asilo in Canada, paese in cui vive attualmente e dove ha scritto 'Prigioniera di Teheran', in cui ricorda gli anni trascorsi in Iran. Secondo la scrittrice, quello che sta avvenendo con Rohani non è molto diverse da quanto successo negli anni Novanta, quando l'allora presidente riformista, Mohammad Khatami, disilluse le speranze di cambiamento e di riforme.

"Come al tempo di Khatami, sono stati fatti solo dei cambiamenti superficiali per rendere la vita di chi vive in Iran - che in realtà è una grande prigione - poco più tollerabile, ma non in maniera fondamentale".

Quella di Rohani - aggiunge la scrittrice - è "un'offensiva dello charme del regime", mentre gli anni sotto il suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad erano stati segnati da una "brutalità diretta". Dopo Ahmadinejad - conclude Nemat - "il regime ha realizzato che, sia internamente che a livello internazionale, avrebbe dovuto indossare una maschera di gentilezza. L'Iran, sotto Rohani, sta giustiziando più persone che al tempo di Ahmadinejad. Questo è un fatto".

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