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Iraq: Focsiv, 79.000 sfollati da Mosul, 15% sono bambini fino a 12 anni

18 novembre 2016 | 15.15
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(Afp)

Una bambina di tre anni ferita da un razzo sparato dall'Isis: è in braccio al padre che corre trafelato per trovare un mezzo che possa arrivare in tempo nel più vicino ospedale. Gli è rimasta solo lei, la sorellina più piccola è stata già uccisa. Immagini di guerra da Mosul, in Iraq. "E' quello che si vede ogni giorno da queste parti", racconta all'Adnkronos Mustafa Jabbar, coordinatore di Focsiv Kurdistan da Erbil. "Sono 79.000 gli sfollati da Mosul, circa il 10-15% sono bambini fino a 12 anni. Bambini che hanno perso tutto, parenti, amici, scuola, giochi", aggiunge Mustafa descrivendo una situazione difficile anche per chi deve gestire i campi di accoglienza ormai strapieni: i più grandi Al-Khazir, a 30 chilometri a est di Mosul e Hassan Sham, a sud est della città irachena.

"Nonostante vi siano altri campi più a Nord come al Sud, non bastano - dice Mustafa -. La situazione è difficile anche per noi volontari delle organizzazioni che lavoriamo sul campo per portare servizi di prima necessità, dall'acqua al cibo all'elettricità ai medicinali". Focsiv - che già da due anni è a fianco degli sfollati nei campi di Erbil, nel villaggio di Dibaga (il campo profughi ospita più di 5.000 famiglie) e a Kirkuk - ha distribuito in queste ore ai nuovi arrivati circa 3.000 pacchi cibo: "ciascuno distribuito a famiglie in genere composte da 5-6 persone dovrebbe bastare per due settimane", spiega Mustafa confermando poi che "il governo iracheno ha messo a disposizione almeno 13 siti per la costruzione di nuovi campi".

Gli sfollati arrivano in massa nei campi. "Scendono dai camion che esercito e polizia iracheni - solo a loro è dato il permesso di entrare nelle zone liberate di Mosul - mettono a disposizione della gente che vuole andare via. A volte non c'è nemmeno tempo, con la guerra in atto, di caricarli tutti. Così la maggior parte scappa a piedi. Se ha fortuna arriva ai campi con un mezzo proprio", racconta il coordinatore di Focsiv Kurdistan. Una volta scesi, ci sono reparti speciali nei campi che gestiscono i controlli per il riconoscimento e per evitare il rischio infiltrati.

Ad un mese dal lancio dell'offensiva a Mosul, si combatte ancora vicino al centro della città. "Questa è la fase più difficile della battaglia per la presenza dei civili. L'Isis utilizza i civili, compresi tanti bambini, come scudi umani. I combattenti si nascondono nelle case, nei tunnel. Una fase diversa dalla prima, quando esercito iracheno, sostenuto dalla polizia nazionale e dai peshmerga, è avanzato velocemente in tutta la provincia di Mosul: distretti e villaggi erano semivuoti. Le cose sono cambiate quando le forze irachene sono arrivate alla periferia di Mosul, nel territorio urbano. L'avanzamento a questo punto è rallentato", sottolinea Mustafa.

"Parlare di ricostruzione è ancora troppo presto: la guerra è in corso. La maggior parte dei fondi, in questa prima fase di liberazione della provincia di Mosul, sono destinati all'emergenza, a finanziare le necessità primarie degli sfollati". Una marea umana in cerca di futuro.

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