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Iraq, in aereo o via mare: tre opzioni allo studio per consegnare le armi italiane ai curdi

19 agosto 2014 | 14.38
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Previsti voli fino ad al Bateen e successivo imbarco su aerei dotati di protezione antimissile o navigazione fino agli Emirati. Non esclusa anche la possibilità di una rotta senza scalo fino al Kurdistan iracheno. Iraq, il governo italiano vuole fare presto: armi ai curdi entro la settimana

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Due opzioni aeree, con una prima tratta fino ad Al Bateen (Emirati Arabi Uniti) da coprire con un C-130J della 46esima brigata aerea di Pisa o con un Boeing KC-767A del 14esimo stormo di stanza presso la base di Pratica di Mare (Roma).

In alternativa, il trasporto via mare fino agli Emirati, per il successivo trasferimento in aereo ad Erbil delle armi destinate ai peshmerga curdi impegnati in queste settimane a contrastare l'avanzata dei jihadisti dell'Isis. Sono queste, apprende l'Adnkronos da fonti qualificate, le ipotesi allo studio in queste ore alla Difesa, dove si susseguono le riunioni operative in vista dell'informativa di domani alle Camere dei ministri della Difesa Roberta Pinotti e degli Esteri Federica Mogherini.

Non esclusa anche la possibilità di una rotta senza scalo fino al Kurdistan iracheno con il sorvolo del territorio turco. Se, come sembra possibile, si deciderà di rifornire i combattenti curdi con i 30mila fucili d'assalto kalashnikov di produzione sovietica e relativo munizionamento sequestrati 20 anni fa ad una nave da trasporto partita dall'Ucraina e diretta a Spalato e custoditi a La Maddalena, le armi potrebbero così essere caricate sul C-130J o sul KC-767A e trasportate presso la base della Tfa (Task Force Air) di Al Bateen, negli Emirati Arabi, dove da 12 anni un distaccamento militare italiano opera per garantire l'afflusso del personale, dei mezzi e dei materiali ai vari 'teatri operativi' all'estero, a cominciare dall'Afghanistan. Una volta giunte ad Al Bateen, le armi messe a disposizione dall'Italia sarebbero poi caricate su altri aerei C-130J di stanza negli Emirati, già equipaggiati con le dotazioni di protezione -i 'chaff' e i 'flare', contromisure per 'confondere' i radar e deviare i missili- indispensabili per sorvolare le zone di conflitto. L'Italia potrebbe poi fornire ai peshmerga curdi armi 'non letali' come puntatori laser, dispositivi anti-bomba, giubbotti antiproiettile, sistemi di comunicazione radio.

La pianificazione dell'intervento italiano, che in queste ore viene continuamente messa a punto e limata, prevede anche l'ipotesi di un trasferimento delle armi via mare fino ad Al Bateen e successivo trasbordo sui C-130J della base italiana negli Emirati per l'ultimo tratto alla volta di Erbil. Ma in questo modo il trasporto, è stato calcolato, durerebbe 21 giorni e quindi si tratta di un'opzione che non permetterebbe di assicurare la necessaria tempestività nell'esigenza di sostenere al più presto lo sforzo dei peshmerga curdi contro l'avanzata dei jihadisti.

Il C-130J della 46esima brigata aerea è l'aereo più utilizzato per il trasferimento di personale, mezzi e materiali nelle aree di operazioni. Può atterrare anche su piste accidentate e semi-preparate e costituisce ancora oggi l'ossatura della componente da trasporto dell'Aeronautica Militare, cresciuta in modo esponenziale in questi anni con il susseguirsi delle missioni multinazionali all'estero in ambito Onu, Nato e Ue. Il Boeing KC-767A si può allestire in diverse configurazioni e garantisce un carico utile fino a 25mila kg di materiali.

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