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Iraq: Is pubblica 'tariffario' per vendita donne cristiane e yazide

04 novembre 2014 | 14.24
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Un vero e proprio 'tariffario' per la vendita delle donne cristiane e yazide rapite è stato diffuso dall'organizzazione dello Stato islamico (Is) nella provincia irachena di Mosul, che da giugno si trova sotto il controllo dei jihadisti.

Iraq: Is pubblica 'tariffario' per vendita donne cristiane e yazide

Un vero e proprio 'tariffario' per la vendita delle donne cristiane e yazide rapite è stato diffuso dall'organizzazione dello Stato islamico (Is) nella provincia irachena di Mosul, che da giugno si trova sotto il controllo dei jihadisti. A parlarne è il sito di notizie iracheno 'Ankawa', che pubblica anche una copia del comunicato che lo 'Stato islamico in Iraq' avrebbe distribuito in alcune moschee di Mosul. La nota, che porta la data del 21 ottobre scorso e la cui autenticità non può essere verificata, spiega che "il mercato della vendita delle donne e dei trofei di guerra ha registrato un calo" e questo "ha avuto ripercussioni sugli introiti dello Stato islamico e sul finanziamento delle campagne militari dei mujahedin". Per questa ragione, il cosiddetto "Ente della finanza" dell'Is ha fissato questo tariffario, minacciando di morte chi non vi si attiene.

I prezzi, espressi in dinari iracheni, variano a seconda della fascia di età della "merce", come la definisce il tariffario: più le donne sono giovani e più il prezzo è alto. Una donna, yazida o cristiana, di età compresa tra i 40 e i 50 anni, ad esempio, costa 50mila dinari (circa 35 euro), 75mila è il prezzo da pagare (circa 50 euro) per la fascia di età 30-40 anni, 100mila (circa 70 euro) per quella 20-30 anni e 150mila (circa 100 euro) per quella 10-20 anni. Per tutti i bambini da uno a nove anni, invece, la tariffa è di 200mila dinari, ossia poco meno di 140 euro.

La nota precisa che "non è permesso a una singola persona di comprare più di tre trofei di guerra", come lo Stato islamico chiama donne e bambini yazidi e cristiani rapiti. Fanno eccezione a questo divieto "gli stranieri turchi, siriani e dei Paesi del Golfo".

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