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Iraq, l'esercito circonda Tikrit e bombarda le basi Isil a Mosul

28 giugno 2014 | 19.28
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Prosegue l'offensiva per cacciare i jihadisti dai centri conquistati: le truppe irachene riprendono il controllo del villaggio dove è nato Saddam. Human Rights Watch: "Bombardate quattro moschee sciite nel nord". Khamenei: "I nostri 'nemici' vogliono una guerra tra sciiti e sunniti"

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(Xinhua)

Si continua a combattere in Iraq. L’esercito iracheno sta conducendo un'offensiva con l'obiettivo di riconquistare la città di Tikrit, dall'11 giugno caduta nelle mani dei miliziani sunniti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil). Le truppe del governo, con carri armati e veicoli blindati, hanno marciato verso la città, a circa 140 km a nordovest di Baghdad, e hanno riconquistato Awja, il villaggio dove è nato l'ex dittatore Saddam Hussein. Un ufficiale dell'esercito rimasto anonimo, citato dall'agenzia Dpa, ha detto che "le truppe hanno liberato Awja" e che ora "hanno il pieno controllo" delle aree intorno a Tikrit dove è previsto un attacco "da tutte le direzioni" contro le basi dei jihadisti.

Più a nord, secondo quanto riferito dal corrispondente di al-Arabiya, l'esercito iracheno ha bombardato le basi dei militanti jihadisti a Mosul, altra città caduta nelle mani dell'Isil a inizio mese. Ma i miliziani qaedisti resistono e non risparmiano neanche i luoghi di culto. Human Rights Watch (Hrw) denuncia che gli estremisti sunniti hanno bombardato quattro moschee sciite e saccheggiato villaggi proprio alla periferia di Mosul.

Secondo l'ong internazionale, i militanti jihadisti inoltre hanno sequestrato almeno 40 turcomanni sciiti e ordinato a 950 famiglie turcomanne di lasciare due villaggi sotto il loro controllo, Guba e Shireekhan. Alcuni degli sfollati hanno rivelato a Hrw che gli insorti, che considerano gli sciiti alla stregua di eretici, hanno ucciso alcuni degli uomini che hanno rapito, ma la notizia non è stata confermata da fonti ufficiali.

La notizia degli attacchi alle moschee e alla popolazione sciita non è ancora stata commentata dalle autorità iraniane, che fin dall'inizio dell'offensiva dell'Isil in Iraq hanno indicato come una "linea rossa" gli attacchi ai luoghi di culto degli sciiti. L'Iran - aveva dichiarato il presidente Hassan Rohani - "farà di tutto" per proteggere i luoghi santi dell'Islam sciita dalla minaccia jihadista.

Della crisi irachena ha parlato, comunque, la Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, sottolineando che i "nemici" della Repubblica islamica stanno cercando di frenare l'ondata di "risveglio islamico" in Medio Oriente "provocando conflitti settari tra i musulmani". I nemici, ha detto, "sono aggrappati alla speranza che un conflitto tra sciiti e sunniti possa sovvertire il risveglio islamico, per questa ragione stanno alimentando guerre civili nella regione". L'avanzata dell'Isil è appoggiata da ex militanti del disciolto Baath e l'ayatollah, a proposito, ha sottolineato che "quello che resta del regime del dittatore Saddam Hussein e un manipolo di ignoranti stanno perpetrando crimini nel paese". In Iraq - ha concluso - non c'è un conflitto sciiti-sunnita, ma "una guerra tra terroristi e gruppi filo-occidentali da una parte e chi si oppone al terrorismo e vuole l'indipendenza dell'Iraq dall'altra".

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