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Iraq: libro sottufficiale su missione, sogno di tornare con macchina fotografica

08 febbraio 2015 | 18.44
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"Il mio Iraq", affrontato da militare ma anche vissuto da uomo, con le emozioni che ancora sente e per le quali afferma: "voglio tornarci ma solo con una macchina fotografica perchè in quel Paese ho conosciuto gente fantastica". Lo sottolinea all'Adnkronos Dario Petucco, sottufficiale della Marina Militare, che descrive nel libro "Il mio Iraq. Un marinaio a Baghdad" (Edizioni Cinque Terre) la sua personale esperienza in quel travagliato Paese, da luglio 2005 a giugno 2006, nell'ambito della missione Nato.

Il desiderio del sottufficiale è quello di dare risalto a quei risvolti che spesso vengono messi in secondo piano: l'aspetto umano, fatto di coraggio e obbedienza ma anche di lacrime che scendono davanti a tre corpi senza vita di colleghi colpiti da un atto terroristico. O più banalmente dall'emozione di un saluto prima della partenza verso un 'teatro' operativo sconosciuto. "Non posso descrivere l’ultimo giorno trascorso con mia moglie, se ancora ci penso mi viene un nodo in gola", racconta Petucco nel libro.

Il primo ricordo "è il caldo, fino a 50 gradi. Arrivammo alle 5 di mattina a Baghdad a bordo di un aereo americano C17 partito da Napoli. Eravamo circa ottanta militari di ogni nazionalità. Quando, arrivati, si aprì il portellone ebbi la sensazione che ci fossero puntati addosso tutti i phon del mondo", dice ironico. Ma i ricordi si spostano subito sui "numerosi check point che abbiamo passato, controllati da ragazzetti americani, marines armati fino ai denti. Abbiamo subito capito quanto fosse pericolosa la situazione".

Passano i mesi, arriva la prima licenza e poi ancora in quel Paese dove il Natale "a non so quanti chilometri di distanza da mia moglie e dai miei affetti" assume un significato diverso dal solito, fatto della speranza di vedere un popolo in pace, dove i bambini possano essere come gli altri, quelli che i soldati occidentali hanno salutato prima di partire per la missione.

"Tanti bambini, di tutte le età continuano a girare attorno ai soldati", racconta in un capitolo del libro il generale Dario Buffa, in quel periodo colonnello impegnato in un programma addestrativo. "Alcuni sono nell’età della scuola, altri davvero piccoli. Penso a Davide ed Angela, e penso a Daniele, di quattro anni, i miei bambini. Alcuni di loro hanno le mani piene di orologi, dvd, cd ed altri oggetti. Tutti parlano con i soldati, saltano e scherzano, cercano di convincerli a comprare qualcosa, e quasi sempre ci riescono. Li rivedrò molte altre volte, spesso gli stessi bambini. Sempre lo stesso vestito e le stesse scarpe".

"Fra una ventina di anni, vecchio ufficiale in pensione, guardando alla televisione le immagini di un nuovo Capo di Governo della Repubblica Irachena o la consegna di un premio Nobel ad una scienziata irachena, penserò di averli visti per settimane -osserva- con lo stesso vestito e le scarpe rotte, di aver dato loro dieci dollari e di aver anche cercato di dare una mano al loro Paese".

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