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Iraq: Maliki resiste, difficilmente fara' un passo indietro

21 giugno 2014 | 14.08
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(Aki/Washington Post) - Il premier iracheno, lo sciita Nuri al-Maliki, non lascera' facilmente il potere ed e' improbabile che lo faccia a meno che il suo principale alleato, l'Iran, insista affinche' faccia un passo indietro. A sostenerlo sono rivali e sostenitori di Maliki mentre aumentano le pressioni sul premier affinche' faccia concessioni ai suoi avversari o si faccia da parte. Le pressioni sono aumentate dopo l'appello del grande ayatollah Ali al-Sistani, massima autorita' religiosa sciita irachena, per la formazione di un nuovo governo in grado di unire gli iracheni contro la minaccia dei miliziani sunniti dello 'Stato islamico dell'Iraq e del Levante' (Isil).

Ieri dalla citta' santa di Kerbala il rappresentante di Sistani, Ahmed al-Safi, non ha fatto esplicito riferimento a Maliki, ma ha affermato che un nuovo governo iracheno dovra' avere necessariamente ''un ampio consenso nazionale''. Giovedi' il presidente statunitense Barack Obama ha affermato che ''non tocca a noi scegliere i leader iracheni", ma se il governo di Maliki non riuscira' a convolgere tutte le comunita' ''difficilmente riuscira' a portare a termine con successo un intervento militare''.

Secondo gli avversari politici di Maliki, sara' difficile convincere il premier a dimettersi. ''Non sara' facile'', ha detto il vice premier, il sunnita Saleh al-Mutlak. In base alla Costituzione irachena, scritta nel 2005 sotto gli occhi degli Usa, spetta a chi controlla la maggioranza dei seggi in Parlamento formare il governo: alle ultime elezioni il blocco di Maliki ne ha conquistati ben 92. (segue)

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