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Iraq, rappresentante Kurdistan in Italia: "Il Papa è la nostra unica spalla"

19 agosto 2014 | 11.34
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Rezan Kader accoglie con entusiasmo le parole di Francesco che lunedì si è detto pronto a recarsi in Kurdistan: "Spero che il Santo Padre venga ad accarezzare i nostri fratelli. La Chiesa non ha mai appoggiato nessuna guerra ma questa non è una guerra ma una difesa dell'essere umano". Il Pontefice: "Stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi"

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"Non abbiamo spalle, l'unica spalla è per noi quella del Santo Padre che è la più importante. Spero che presto il Papa possa recarsi qui (in Kurdistan, ndr) e accarezzare i nostri fratelli cristiani, yazidi e musulmani". E' quanto afferma ad Aki-Adnkronos International l'Alto Rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia e presso la Santa Sede, Rezan Kader, commentando le dichiarazioni di Papa Francesco che lunedì si è detto pronto a recarsi in Kurdistan.

"Il Santo Padre è un uomo spirituale che può pregare per tutti quanti noi. Il suo stile è di essere sempre con la gente povera e che soffre", prosegue Kader, che poi denuncia le "violenze" alle quali i jihadisti dello Stato Islamico hanno sottoposto la popolazione curda. "Vorrei che il Papa pregasse per la gente a cui hanno violentato la dignità e che è stata cacciata dalle sue case", aggiunge l'Alto Rappresentante che in questi giorni si trova in Kurdistan.

"La Chiesa - ricorda Kader - non ha mai appoggiato nessuna guerra, ma questa (contro l'Isil, ndr) non è una guerra, ma una difesa dell'essere umano, del suo diritto alla vita. (I jihadisti, ndr) ci hanno portato via le donne e ucciso i nostri ragazzi - conclude - In quale religione Dio accetta tutto questo?".

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