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Iraq: sunniti temono ritorsioni dopo avanzata esercito contro Is

02 settembre 2014 | 11.09
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Baghdad, 2 set. (Adnkronos/Aki/Washington Post) - E' il timore di ritorsioni quello che assale i sunniti che, dopo aver accolto l'avanzata dello Stato islamico nel nord e nell'ovest dell'Iraq, ora si apprestano a dover fare i conti con le forze irachene, le milizie sciite e i peshmerga curdi, che domenica hanno ripreso il controllo della città sciita di Amerli. Il pericolo è che si arrivi a un nuovo bagno di sangue su base etnica dopo gli attacchi mirati sferrati dallo Stato islamico a danno di sciiti, cristiani e yazidi a partire da giugno.

"Suleiman Beg e altri villaggi attorno ad Amerli sono stati completamente liberati'', spiega Na'im al-Aboudi, portavoce di Asa'ib Ahl al-Haq, una milizia sciita addestrata dall'Iran che nel 2003 combatté contro le forze americane. La maggior parte degli abitanti di Suleiman Beg se n'è andata prima dell'arrivo delle truppe irachene, riferiscono residenti e miliziani. Sono rimasti coloro che sono contenti di essersi liberati dallo Stato islamico e dalle sue ''tattiche'', ha spiegato il sunnita Shalal Abdul, capo del consiglio legale della vicina cittadina di Tuz Khurmatu.

Le tensioni restano però alte per la presenza di sunniti che inizialmente hanno accolto favorevolmente l'arrivo dello Stato islamico come atto di opposizione al governo sciita di Nuri al-Maliki. Il timore, per loro, è di essere accusati di collaborazionismo con i jihadisti. ''Gli abitanti sono molto preoccupati - riferisce Abdul - Ci stanno chiedendo di spiegare che non sono collaborazionisti, ma che sono stati costretti a restare''.

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