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Israele, ministro arabo Frej: "Sono la prova che convivenza è possibile"

17 giugno 2021 | 13.27
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"Questa la mia missione nel governo. Due Stati per due popoli non è possibile ora ma è l'obiettivo"

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(Foto Afp)

Issawi Frej lo sa, di essere ''un simbolo''. Di essere la prova che una convivenza pacifica, tra arabi ed ebrei in Israele, è praticabile. E sa anche che la nascita di due Stati, per due popoli, non sarà possibile nell'immediato, ma resta un obiettivo in cui continuare a ''credere fermamente'', perché solo così potrà essere realtà, in futuro. Issawi Frej è arabo, musulmano, ed è ministro della Cooperazione regionale nel nuovo governo di coalizione guidato dal premier Naftali Bennett. E' il secondo ministro arabo di un governo israeliano dopo il laburista Raleb Majadele, in carica dal 2007 al 2009 come ministro della Scienza, della Cultura e dello Sport.

Deputato del partito sionista di sinistra Meretz, in un'intervista esclusiva ad Adnkronos Frej spiega di aver deciso di entrare nel governo con ''una missione''. Che è quella di ''lavorare per promuovere la convivenza all'interno di Israele e nella regione. Questa è la mia missione nel governo israeliano'' ed ''è così che mi vedo''.

Nato nel 1963 a Kafr Qasim, una ventina di chilometri a est di Tel Aviv, Frej vive qui insieme alla moglie e ai sette figli. Suo nonno fu tra le 48 persone uccise nel 'massacro di Kafr Qasim' condotto dalla polizia di frontiera israeliana il 29 ottobre del 1956, quando il villaggio si trovava sulla Linea Verde. Nel 2007 il presidente israeliano Shimon Peres si scusò per quel massacro e oggi Frej riparte da qui, ricorda che ''il 20 per cento della popolazione di Israele è composta da arabi'' ed esorta: ''dobbiamo lavorare per migliorare la fiducia tra arabi ed ebrei, tra israeliani e palestinesi''.

Laureato in Economia all'Università ebraica di Gerusalemme e membro dell'ong 'Peace Now', Frej spiega che ''da quando ho deciso di entrare a far parte della vita pubblica e della politica israeliana, la mia ambizione è stata quella di far parte del governo. Questa non è una decisione presa oggi, ma un obiettivo che ha sempre guidato la mia attività politica''.

Candidatosi per la prima volta alla Knesset nel 2003, alla fine Frej ce l'ha fatta ed è entrato a far parte dell'esecutivo. ''La mia stessa presenza al governo è prima di tutto simbolica'', dichiara. E da qui parte per quella che definisce ''una sfida'', ovvero ''mettere in campo politiche che promuovano l'uguaglianza e l'integrazione. Produrre una distribuzione più equa dei budget in modo che si possa promuovere l'uguaglianza in tutti i settori della vita nella società'' israeliana. Anche perché ''la maggior parte di noi in Israele, arabi ed ebrei, siamo contrari alla violenza'' e su questo ''non dobbiamo restare in silenzio''.

''L'obiettivo per il prossimo governo è quello di avviare una serie di processi in vari campi, nella società e nell'economica, così come ripristinare la fiducia con i palestinesi'', afferma Frej. Perché ''credo fermamente in una soluzione a due Stati e dobbiamo sforzarci di raggiungerla''. Il ministro, che ha partecipato all''Iniziativa di Ginevra' finalizzata a mettere fine al conflitto israelo-palestinese, è consapevole che la creazione di due Stati ''non accadrà durante l'attuale mandato di governo, ma spero che avvenga nel prossimo. Noi lavoreremo per creare una migliore fiducia tra noi e i palestinesi''.

I palestinesi sono quelli della Cisgiordania e quelli della Striscia di Gaza. ''Gaza e l'area circostante meritano la pace'', afferma Frej, che sottolinea anche la necessità di ''contribuire alla ricostruzione di Gaza e alla sua riabilitazione''. Questo perché ''i suoi abitanti inizino ad avere speranza''. Un processo, quello a Gaza, che ''dobbiamo condurre insieme alla comunità internazionale, l'Italia compresa''. (di Melissa Bertolotti)

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