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Rinnovabili: energia pulita per 4 italiani su 10

03 agosto 2015 | 12.00
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Quattro italiani su dieci consumano energia elettrica grazie alle fonti rinnovabili: è quanto emerge dall’ultimo report Terna sul semestre appena trascorso, che vede un incremento di produzione e consumo di tutte le fonti di generazione rinnovabile tranne che per il termoelettrico.

Secondo Eurostat, nella classifica dei Paesi europei più virtuosi in questo settore, l'Italia si posiziona a metà (14esimo su 27), comunque al di sopra della media europea e davanti alla Germania, la Francia ed il Regno Unito. Un dato di non poco conto se si pensa alla situazione del 2005 che vedeva l’Italia nelle retrovie della classifica europea (21esima su 27).

A fronte della domanda di energia che risulta stazionaria, la generazione da energia rinnovabile è in ascesa, rappresentando il 43,3% (circa 56,8 TWh) della produzione di energia elettrica e il 37,1% dei consumi elettrici. Nello specifico, è significativo l’incremento della generazione da geo-termoelettrico (+5,6%), comprendente la generazione da biomasse.

Si tratta di passi importanti verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’agenda Europa 2020: ad oggi l’Italia si trova nella condizione di aver già raggiunto l’obiettivo riguardante la produzione e il consumo di energia rinnovabile. ma secondo Renovo si può fare di più.

“Le società energetiche italiane sono il vero motore della rivoluzione ambientale in Italia - commenta Stefano Arvati, presidente di Renovo - Il fatto che, nonostante non vi sia mai stato un ammodernamento e una razionalizzazione normativa del sistema energetico italiano, sempre più italiani si affaccino alle fonti rinnovabili denota un cambiamento culturale nel nostro Paese. Pare che cittadini ed aziende abbiano capito molto prima e molto meglio delle istituzioni l’importanza e la necessità di uno sviluppo energetico sostenibile".

“Il Green Act annunciato mesi fa dal Governo Renzi è un’enorme opportunità per la competitività del Paese sotto il punto di vista ambientale, economico, occupazionale - aggiunge - Ma abbiamo il timore che questo corso possa essere messo in pericolo se le istituzioni e la macchina della pubblica amministrazione non si adopereranno tempestivamente ad affrontare queste grandi sfide”.

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