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Italia: estradate Manenti. Verso richiesta per Ventura

14 febbraio 2019 | 17.50
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Il legale dei fuoriusciti: "Ormai sono inseriti nella società, così si fa solo danno a degli esseri umani"

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(Foto Afp) - AFP

Sono Narciso Manenti e Raffaele Ventura, a quanto apprende l'Adnkronos, i primi due ex terroristi per i quali potrebbe arrivare l'estradizione dalla Francia. L'Italia infatti ha già formalizzato la richiesta relativa a Manenti, ex dei 'Nuclei armati per il contropotere territoriale', condannato all’ergastolo nel 1983 per l’omicidio del Carabiniere Giuseppe Gurrieri, avvenuto nel 1979 a Bergamo, e per il quale la procura di Bergamo ha emesso un mandato di arresto europeo. Dovrebbe essere invece in via di formalizzazione una seconda richiesta che riguarda Raffaele Ventura, ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti, la cui condanna è vicina alla prescrizione.

"Non sono al corrente di quello che sta succedendo" tra i ministeri della Giustizia francese e italiana circa gli scambi bilaterali tra Italia e Francia per esaminare le domande di estradizione 'dormienti' relative ai terroristi italiani rifugiatisi a Parigi nei decenni passati "ma leggendo i giornali quanto emerso mi sembra completamente irricevibile giuridicamente, eticamente e politicamente, perché non vedo come queste eventuali richieste potranno mai approdare" a un esito positivo. Così all'Adnkronos l'avvocata francese Irène Terrel, storico difensore di molti dei fuoriusciti italiani della lotta armata. "Quarant'anni dopo i fatti - sottolinea Terrel - il tempo è passato e le persone sono cambiate. Si tratta di soggetti che da decenni si sono perfettamente inseriti nella società francese. Non vedo perché rimettere in questione questo tema". In ogni caso, aggiunge, "mi sembra molto rumore per nulla" che però "crea un danno, pregiudizievole a degli esseri umani". L'avvocata francese ricorda che "numerosi casi erano stati respinti" nel tempo perché non erano in linea con la legge francese. Inoltre, aggiunge Terrel, "se è vero, come leggo, che si tenta di applicare il mandato d'arresto europeo, va tenuto presente che può essere applicato solo per reati posteriori al 1993". In ogni caso, conclude, "penso che bisogna chiudere questi dossier vecchi di 40 anni. Ora bisognerebbe solo riflettere sul piano storico".

Manenti, 62 anni, di cui 40 passati Oltralpe dove ha vissuto da uomo libero grazie alla dottrina Mitterand, è stato condannato all'ergastolo in via definitiva nel 1984 perché ritenuto uno degli autori materiali dell'omicidio di Gurrieri, ucciso davanti al figlio adolescente la sera del 13 marzo 1979 a Città Alta (Bergamo). Manenti, all'epoca affiliato ai 'Nuclei armati per il contropotere territoriale' attivi a Bergamo dall'estate del 1978 alla primavera del 1979, non ha mai scontato la pena. Originario di Telgate, piccolo comune della provincia di Bergamo, l'ex terrorista abita attualmente a Châlette-sur-Loing, comune di 13mila abitanti nella regione della Loira, dove è titolare di un'impresa di servizi a domicilio: tutti lo conoscono come Angelò. La prima richiesta di estradizione nei suoi confronti è stata presentata negli anni '90 e l'ultima risale a due anni fa. Il 21 novembre del 2017 il pm di Bergamo Gianluigi Dettori inviò la richiesta di estradizione al suo corrispettivo in Francia.

Per Ventura sarebbe già scattato un mandato d'arresto europeo lo scorso anno. A quanto apprende l'Adnkronos, in base a quel provvedimento Ventura sarebbe stato trattenuto per 48 ore, salvo poi venire liberato perché il mae non può essere spiccato per reati antecedenti il 1993, come quelli per i quali era stato condannato. Proveniente dagli ambiente dell'Autonomia Milanese, Raffaele Ventura detto 'Coz', con Pietro Mancini (Piero) e Maurizio Gibertini (Gibo) faceva parte del gruppo nato intorno alla rivista 'Rosso'. La mattina del 14 maggio del 1977, giornata che segnò il passaggio al terrorismo rimasta cristallizzata nella foto di via De Amicis a Milano che diventò icona degli anni di Piombo, c'era anche lui alla riunione che si tenne alla Statale con gli altri referenti dei servizi d'ordine delle diverse anime dell'Autonomia milanese per valutare le azioni di piazza. Oltre a Mancini, Gibertini e Ventura c'erano Oreste Scalzone per i gruppi vicini a Potere Operaio, Andrea Bellini per il 'Casoretto' e infine una delegazione del partito marxista-leninista. Una manifestazione che doveva essere dura ma per cui non erano previste azioni di fuoco. E invece l'esito di quella giornata fu diverso: l'omicidio di Antonino Custrà, vicebrigadiere di polizia, due poliziotti feriti, la proprietaria di una boutique colpita da una pallottola alla testa. Ventura poi confluì nelle Fcc, le Formazioni Comuniste Combattenti e, successivamente, si dissociò dalla lotta armata.

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