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Italiani bocciati in religione: pochi conoscono il Vangelo

28 ottobre 2016 | 15.57
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Quasi tutti ce l'hanno, quasi nessuno lo legge. E' il rapporto degli italiani con il Vangelo secondo quanto emerge dalla ricerca del Censis promossa dalla Utet, in occasione della chiusura del Giubileo straordinario della Misericordia e in coincidenza con il 225° anniversario di fondazione della casa editrice e con la pubblicazione del volume 'I Vangeli nella cultura e nell'arte'.

La ricerca 'Il Vangelo secondo gli Italiani' mette in evidenza che oltre il 69% ne possiede una copia in casa (il 76% al Sud, il 67% al Nord e il 63% al Centro) ma di questi il 52% non lo ha mai aperto e il 20% lo ha fatto raramente. Dunque, resta appena il 28% che dichiara di leggerlo o comunque di averlo letto che, rapportando la percentuale al totale degli italiani, fa circa uno su cinque.

A parziale 'giustificazione', si può considerare però il fatto che il Vangelo è anche una 'lettura collettiva' visto che un brano viene declamato e commentato durante la messa e chi va regolarmente alla funzione domenicale nell'arco di un anno (circa un terzo di chi si professa cattolico) 'legge' gli episodi evangelici più importanti. Ma per il 62% "i valori espressi nel Vangelo sono fondamentali per tutti, anche per i non cristiani e i non credenti".

Di contro, per il 48% degli italiani il Vangelo è considerato "una parte importante del nostro patrimonio culturale e spirituale" e per il 32% rappresenta la "radice della cultura occidentale", subito dopo la cultura latina (36%) e prima di quella greca (25%) e dell'Illuminismo (7%); inoltre, il 31% confessa di sentirsi "toccato nell'animo" dal suo messaggio.

Eppure, il 44% degli italiani non sa nemmeno quanti sono gli evangelisti o ne indica un numero sbagliato e il 12% non sa dire il nome di nemmeno uno di loro quattro. Dopo gli anziani, sono i giovani a dirsene più interessati mentre l'interesse diminuisce nella mezza età. Soltanto il 14% si mostra "completamente indifferente" al suo messaggio e il 7% dichiara di sentirlo "distante dalla propria vita".

Nella classifica dei versetti che gli italiani mostrano di ricordare di più, c'è la frase "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli", seguita da "Ama il prossimo tuo come te stesso", "Lasciate che i bambini vengano a me", "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra", "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri in Paradiso", "Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto" e "Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi".

"Siamo avvolti, in Italia e in Europa, dalla cultura cattolica, ma il Cristianesimo non è una religione del Libro come lo sono invece l'Ebraismo e l'Islam", spiega Giuseppe De Rita presidente del Censis commentando la ricerca su 'il Vangelo secondo gli Italiani'. "Noi cattolici in genere non lo leggiamo direttamente, ci limitiamo ad ascoltarlo alla messa. Anzi, una volta i fedeli pensavano persino di essere arrivati 'in tempo' alla messa se erano presenti all'inizio della liturgia eucaristica, cioè dopo la lettura del Vangelo e l'omelia", ricorda.

Per De Rita, "il messaggio evangelico nel suo insieme è interiorizzato dal fedele, ma i singoli messaggi, come la conoscenza dei brani, degli episodi narrati, dei loro protagonisti, non arrivano. Il Vangelo viene sentito con il cuore più che con la mente, anche perché nel corso della storia della Chiesa è stato sempre conosciuto attraverso la 'mediazione' del sacerdote e la sua interpretazione". Dunque, osserva il presidente del Censis, "più della conoscenza della religione cattolica, come accade per gli ebrei, per i musulmani e anche per i cristiani protestanti, tra i fedeli cattolici prevale invece la devozione alla loro fede, fatta di immagini, processioni e riti sacramentali".

"L'editoria più essere un valido apporto per la conoscenza del sapere, anche di quello religioso e in questo caso del Vangelo - afferma Fabio Lazzari, presidente della Utet che ha promosso la ricerca del Censis con la pubblicazione del volume 'I Vangeli nella cultura e nell'arte' - I nuovi mezzi di comunicazione sono straordinariamente suggestivi, però la navigazione implica anche il rischio del naufragio. In questo caso, i libri di carta rappresentano ancora delle isole dove approdare per cercare la salvezza".

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