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Tumori: la canzone italiana dei ragazzi col cancro diventa studio scientifico

22 dicembre 2014 | 13.59
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'Nuvole di ossigeno' è una storia di coraggio e speranza raccontata in musica da un gruppo di giovani in terapia all'Istituto nazionale tumori di Milano. Il loro brano, realizzato con l'aiuto di Elio e le Storie tese, è diventato protagonista di un articolo pubblicato sulla bibbia dell'oncologia.

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"Non tutto si può scegliere. L'unica cosa è andare avanti" e "quando pensi sia finita alza la testa, iPod a palla e riprenditi la vita". Hanno scritto e cantato così Alessandra, Alessia, Alessandro, Camilla, Diego, Eleonora, Elisa, Elisabetta, Federica, Gabriele, Giada, Isabella, Maryina, Matteo, Mauro, Megi, Mirko, Thomas e Valeria: un gruppo di ragazzi colpiti dal cancro e curati all'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, che con l'aiuto di Faso e Paola Folli, chitarrista e vocalist di 'Elio e le Storie Tese', hanno composto e interpretato 'Nuvole di ossigeno'. Quella canzone, presentata un anno fa, ora è diventata un articolo scientifico pubblicato sul 'Journal of Clinical Oncology', vetrina fra le più ambite dai medici che in tutto il mondo lottano contro il cancro. Una battaglia vissuta in prima persona dai giovani coinvolti nel progetto. "Devo vincere una guerra tutta dentro me", è il primo verso del testo.

Nell'articolo 'Clouds of oxygen: adolescents with cancer tell their story in music', Andrea Ferrari e Maura Massimino, medici e ricercatori dell'Int, raccontano l'idea e come è stata tradotta in musica e parole. L'iniziativa rientra nel 'Progetto giovani', avviato dall'Irccs di via Venezian con il sostegno di Fondazione Magica Cleme e Associazione Bianca Garavaglia, per puntare i riflettori sulle cure oncologiche rivolte agli adolescenti: né bimbi né adulti, sospesi in una terra di mezzo che spesso disorienta anche la medicina. "La pubblicazione sul prestigioso Journal of Clinical Oncology - commenta Ferrari - è la dimostrazione di come la comunità oncologica internazionale abbia riconosciuto la qualità del progetto, ma soprattutto di come oggi sia sempre più importante, accanto alla qualità delle cure oncologiche, anche la qualità del supporto globale da dare al paziente. Come sia sempre più importante ripensare alla medicina con un modo nuovo di porre al centro non un malato, né tanto meno una malattia, ma una persona con la sua normalità, i suoi bisogni più veri".

La testimonianza di Elisa, non ridevo da 2 mesi, cantare mi ha salvato la vita

L'articolo scientifico dedica ampio spazio alle testimonianze dei ragazzi: tutti di età compresa fra 15 e 25 anni, metà ancora in terapia e metà seguiti dopo avere terminato il trattamento. Ogni 2 settimane hanno trascorso 3-4 ore insieme ai musicisti, in una stanza dedicata in Istituto o in sala di registrazione. Dopo 8 mesi il loro lavoro ha dato vita a 'Nuvole di ossigeno'. Un messaggio di forza, coraggio e speranza. Anche se qualcuno non ce l'ha fatta: "Ciao Gabriele - si legge in uno dei commenti al video della canzone diffuso su YouTube - non ci sei più e con questo video voglio ricordarti, cosi speranzoso nel futuro che purtroppo non avrai".

Ma "dopo il tramonto e la notte arriva una nuova alba", scrive Matteo, in trattamento per un medulloblastoma, fra i ragazzi citati dalla rivista. "Siamo adolescenti speciali ma i nostri adulti, genitori e medici, lo sono altrettanto. E quando stringiamo i denti per non far capire quanto siamo delusi o infelici, lo facciamo anche per dimostrarci forti davanti i nostri genitori che stanno soffrendo terribilmente insieme a noi", aggiunge il ragazzo. "Come può sfiorire la bellezza a questa età?", recita un altro passaggio della canzone. "Quando cresci ti aspetti di diventare più forte e più bella - spiega nell'articolo Valeria, curata per un sarcoma del tessuto molle - Poi arriva il cancro, perdi i capelli, il tuo corpo cambia".

Per Elisa, in terapia per un sarcoma di Ewing, "è stato come un incubo". Nei primi 2 mesi di trattamento la giovane ha vomitato ogni giorno e ha perso 15 chili. "L'idea di avere un cancro era così assurda - racconta - Non ero arrabbiata. Mi sentivo solo vuota, persa. All'inizio non volevo partecipare al progetto, ma un giorno ho visto le facce degli altri che arrivavano da un incontro con Faso: ridevano tutti insieme. Io non ridevo più da 2 mesi e ho pensato che volevo essere come loro, che volevo stare con loro. Credo che questa canzone mi abbia salvato la vita".

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