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Chiesa: i preti dedichino più tempo alle confessioni

09 marzo 2015 | 17.07
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L'esortazione sarà riproposta con forza durante il corso organizzato dalla Penitenzieria apostolica, riservato ai sacerdoti, che si svolgerà per tutta la settimana nel Palazzo della Cancelleria a Roma, seguendo anche i ripetuti inviti in questa direzione arrivati da parte di Papa Francesco.

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(foto Iberpress)

I preti dedichino più tempo alle confessioni, un sacramento 'in crisi' che vede sempre meno i cattolici, anche quelli praticanti, mettersi in fila davanti al confessionale. E' la richiesta che sarà riproposta con forza durante il corso organizzato dalla Penitenzieria apostolica, riservato ai sacerdoti, che si svolgerà per tutta la settimana nel Palazzo della Cancelleria a Roma, seguendo anche i ripetuti inviti in questa direzione arrivati da parte di Papa Francesco.

"Trascorrere sempre più tempo nel confessionale" è considerata "senz’altro una delle priorità pastorali", da monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria, perchè "la valorizzazione del ministero penitenziale, soprattutto della confessione, dipende in gran misura anche dai sacerdoti e dalla loro consapevolezza di essere depositari di un ministero prezioso e insostituibile", spiega a Radio Vaticana. "Mediante l’amministrazione di questo sacramento, si hanno tante opportunità per formare rettamente la coscienza dei credenti".

Monsignor Nykiel riconosce che "in molti Paesi europei, pochi sono i fedeli che si accostano con frequenza al sacramento della confessione. Il motivo è da ricercarsi nella diffusione soprattutto tra i giovani della perdita del senso del peccato. La causa principale di tale perdita è da individuare fondamentalmente nell’estromissione di Dio dall’orizzonte culturale moderno".

'Non esiste più la frontiera tra vizio e virtù, tra bene e male'

Se "le diverse correnti del pensiero moderno, dal relativismo all'ateismo, dall'idealismo al materialismo, proclamando l’assolutizzazione della ragione umana, hanno portato a una cancellazione di ogni responsabilità morale ed etica", allora "tutto è lecito, tutto è permesso e la personale opinione è la sola verità. Siamo come avvolti da un'atmosfera amorale, non esistendo più la frontiera tra vizio e virtù, tra ciò che è buono e ciò che non lo è, tra bene e male".

In tal senso, per il reggente della Penitenzieria Apostolica, "possiamo affermare che la colpa più grave di oggi è quella di non sentirsi peccatori e quindi di non sentire il bisogno di ritornare a Dio, di convertirsi a Lui, di sperimentare la bellezza del suo perdono. E’ questa difficoltà dell’uomo moderno a riconoscere il peccato e il perdono che spiega, alla radice, anche le difficoltà della pratica cristiana della confessione o riconciliazione".

Allora, riflette monsignor Nykiel, "la Chiesa oggi più che mai è chiamata a rilanciare la remissione dei peccati e l’annuncio della divina misericordia sempre più grande di ogni peccato, come parte fondamentale della sua azione pastorale e missionaria. Questa riscoperta non può non avvenire attraverso il sacramento della confessione che, più di ogni altro sacramento, rivela la grandezza e la bellezza dell’amore misericordioso di Dio che, come ha affermato Papa Giovanni Paolo II, è un amore più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male".

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