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La creatività italiana vale 47 miliardi, siamo 6° in Ue per brevetti

24 maggio 2016 | 10.27
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L'Italia rimane un Paese di inventori e di creativi, un Paese che torna anche a brevettare grazie alle potenzialità del nostro capitale umano. Stando ai recenti dati diffusi dall'European Patent Office (Epo), il Bel Paese ha registrato un balzo del 9% dei brevetti nello scorso anno, collocandosi al sesto posto in Europa ed al decimo nel mondo. E alla creatività della ricerca e dell'innovazione scientifica e tecnologica, si somma, stando allo studio di Ernst & Young 'Italia Creativa', quella della cultura architettonica e delle arti. Nel 2014, il valore economico complessivo dell'industria italiana della cultura e della creatività è pari a 47 miliardi di euro, il 2,9% del Pil nazionale, registrando in termini di occupazione quasi un milione di addetti complessivamente.

"L'aumento di brevetti italiani registrati all'Ufficio europeo dei Brevetti nel 2015 con un +9% rispetto all'anno precedente è un dato importante su cui continuare a costruire" commenta Diana Bracco, Vice Presidente di Confindustria per la R&I, intervistata dall'Adnkronos.

"È fondamentale rafforzare nel Paese la cultura della R&I e della protezione della proprietà intellettuale, sia sul versante pubblico che su quello imprenditoriale" esorta Bracco. "Le misure del Patent box e del credito d'imposta per la R&I introdotte di recente -evidenzia Bracco- vanno in questa direzione è stanno cominciando a dare risultati positivi".

Positivo anche il commento sui dati dell'Epo del presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Massimo Inguscio. "Il nostro è Paese ancora molto creativo" e lo dimostrano "i dati dell'European Patent Office sui depositi brevettuali che attestano la vivacità del nostro paese a livello di invenzioni" afferma. E proprio dall'Epo arrivano altre conferme di rilievo. Lo scorso anno il nostro Paese, stando all'Ufficio Europeo dei Brevetti, ha visto crescere a 3.979 il numero delle domande di brevetto degli 'inventori' del Bel Paese, collocando l'Italia fra le prime dieci del mondo. In testa ci sono gli Usa con +16,4% domande di brevetti nel 2015, seguiti dalla Germania che, sebbene rimane al secondo posto, ha invece registrato una contrazione de 3,2% rispetto al 2014, al terzo posto si colloca il Giappone che registra però, a sua volta, una flessione del 3,1%. Per Inguscio, il dato diffuso dal potente Ufficio Europeo dei brevetti sull'Italia, "è un segnale confortante anche se, in confronto alla popolazione, il dato non è altrettanto positivo, così come non lo è quello del numero di ricercatori". "Entrambi questi gap, che penalizzano lo sviluppo del nostro paese, hanno radice nell'insufficienza degli investimenti privati in ricerca, che è ancora maggiore di quella degli investimenti pubblici" osserva il numero uno del Cnr.

Tra i 10 migliori marchi italiani secondo l'European Patent Office, in testa si trova Indesit con 107 brevetti nel 2015, seguita da Fiat ((84), StMicroelectronics (58), Finmeccanica (39), Pirelli (39), Chiesi Farmaceutici (35), Danieli & C. Off. Meccaniche (26), Eni (26), Consiglio Nazionale delle Ricerche (25), C.R.F. Soc. Consortile per Azioni (20), Prysmian (20). Sempre nel 2015, le Regioni italiane che hanno conquistato il podio in termini di brevetti sono state la Lombardia con 1.295 (+32,6% sul 2014), l'Emilia Romagna con 585 brevetti (+14,7%) ed il Veneto con 509 (+12,8%). Inguscio evidenzia quindi che "la spesa complessiva italiana in R&S, infatti, è composta per due terzi di fondi pubblici e per appena un terzo di finanziamenti da parte delle aziende, quando negli altri paesi avanzati il rapporto è inverso". E sempre dall'Epo, dal suo presidente Benoit Battistelli, è arrivata di recente una forte esortazione all'Italia a spingere di più le nostre menti creative ed a tutelare maggiormente il prodotto dei nostri inventori. "Vogliamo più Italia nei brevetti europei" ha detto Battistelli che ha calcolato in un raddoppio, cioè "dall'attuale 2% al 4% il totale delle richieste di brevetti" che potrebbero arrivare all'Epo dall'Italia. E anche sul fronte dell'Industria della Cultura più umanistica il capitale umano del nostro Paese richiederebbe più tutela e supporto. Nello suo studio EY rileva che il 41% degli occupati nell’Industria della Cultura e della Creatività in Italia sono giovani fra i 15 e i 39 anni, contro una media del circa 37% in tutti i settori dell’economia del Paese e, affermano gli analisti di Ernst&Young, "dai numeri emersi, risulta chiaro che si tratta di un’industria ad alto tasso di capitale umano, fondata in larga parte sull’apporto intellettuale". "Proprio per l’importanza dell’aspetto creativo di questo settore, un elemento che riveste particolare importanza è quello della tutela del diritto d’autore volto ad assicurare ad autori ed editori l’adeguata remunerazione delle loro opere per ciascun tipo di utilizzazione" esortano.

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