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La crisi spaventa ancora gli italiani, il 50% teme per il tenore di vita

13 marzo 2015 | 14.59
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E' una indagine effettuata da Tecnè, anticipata dall'Adnkronos, a fornire l'autoscatto di uno scoraggiamento nazionale, di un avvilimento generale che riguarda quasi un italiano maggiorenne su tre. Di Alessandra Testorio

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di Alessandra Testorio

Soli, spaventati e depressi: sono gli italiani al tempo della crisi. Una malinconia, non esattamente freudiana, che attanaglia i giovani ma sopratutto gli anziani, i benestanti ma soprattutto i poveri, scandita dai ritmi delle ristrutturazioni aziendali, della cassa integrazione e della disoccupazione che da anni non lasciano tregua al Paese. Non ancora una malattia cronica, ma un malessere strisciante e preoccupante sì: quasi il 50% degli italiani dichiara infatti di provare una senzazione di paura, quella di non farcela a mantenere lo stesso tenore di vita, di non riuscire a sollevarsi dal disagio in cui vive, ben lontano dunque da quell'ottimismo dei numeri che parlano di un futuro in ripresa, ormai dietro l'angolo.

E' una indagine effettuata da Tecnè, anticipata dall'Adnkronos, a fornire l'autoscatto di uno scoraggiamento nazionale, di un avvilimento generale che riguarda quasi 1 italiano maggiorenne su 3 e certificato da 10mila interviste effettuate tra il 20 ottobre 2014 e il 2 marzo scorso: quasi il 30% si dichiara depresso, molto spesso o spesso.

E anche se il bicchiere mezzo pieno imporrebbe di guardare a quel 71% che non lo è, i 'veramente soddisfatti', dicono ancora i dati, non superano il 10%.

Ma vera discriminante è condizione socioeconomica

Ma il punto di caduta sta in quella sensazione di estraneità, generale, dalla vita e dagli affetti, che l'accompagna: il 79% di quel 31% depresso, infatti, afferma anche di essere insoddisfatto dei rapporti familiari mentre il 77% convive con una sensazione di paura. E se il 65% si sente solo, il 52% vive in maniera insoddisfacente le relazioni di amicizia. Un avvilimento che travolge, si legge ancora nell'indagine, soprattutto le persone tra i 40 ed i 59 anni (il 33%) e in misura maggiore le donne.

Ma la vera discriminante è la condizione socioeconomica: tra chi vive nel disagio l'incidenza della depressione è 5 volte superiore alla classe dei benestanti; il 55% dei poveri o il 43% dei quasi poveri contro il 10% dei 'ricchi' e in mezzo il ceto medio con il 22% di 'molto' o 'abbastanza' depressi.

Una fotografia, questa, che si fa più nitida se la classifica la si stila in base alla mobilità sociale, in salita o in discesa: tra chi, nell'ultimo anno ha peggiorato la propria condizione socio economica, dice ancora Tecnè, l'incidenza del malessere sale all'84% ma anche tra chi invece l'ha migliorata non sparisce del tutto, resta e si ferma al 9%.

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