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Cinema: Terzoli (Trieste SF), la fantascienza è il presente

31 ottobre 2016 | 16.04
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Leonard Nimoy, nei panni del dottor Spock, virtualmente a fianco del figlio Adam Nimoy

La fantascienza? E' il presente in cui viviamo. Ne è convinto il direttore artistico del Trieste Science+Fiction Festival, Daniele Terzoli: "Arthur C. Clarke diceva che 'ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia' e, ad esempio, credo proprio che i nostri cellulari, i nostri tablet, che sembrano degli specchi magici, ci stiano portando in una dimensione fino a qualche anno fa inimmaginabile, per quanto riguarda la comunicazione ma non solo -ha detto Terzoli all'Adnkronos- Molti dei limiti cui eravamo abituati sono stati abbattuti", il tutto ora e non in un futuro romanzesco, con l'effetto che "la fantascienza incrocia la realtà e viviamo sempre più in un mondo da fantascienza".

Si avverte, nelle parole di Terzoli, una certa nostalgia per quando la fantascienza era lontanissima dal presente e un po' nostalgico è anche il programma di quest'anno del Festival triestino, organizzato da La Cappella Underground, al via ufficialmente domani dopo il concerto di apertura di stasera dei Tre allegri ragazzi morti. Non a caso si comincia celebrando i cinquant'anni di 'Star Trek' con la proiezione in anteprima italiana del doc 'For the Love of Spock' di Adam Nimoy figlio dell’attore Leonard Nimoy, il mitico Spock della serie cult. Adam Nimoy sarà inoltre tra gli ospiti della manifestazione, assieme a Terry Farrell, l'attrice che interpreta la Jadzia Dax di 'Star Trek: Deep Space Nine'.

Il film di apertura del festival, in anteprima italiana, è 'Morgan', firmato da Luke Scott, figlio di Ridley Scott che lo ha prodotto. Morgan è il prossimo stadio dell'evoluzione umana. Ma l'evoluzione può essere una cosa pericolosa: cosa succede quando la creatura surclassa il suo creatore? Difficile, in tema di nostalgia del futuro, non pensare ai replicanti del 'Blade Runner' di papà Scott, che guardacaso al festival ci sono, rappresentati dall’attore olandese Rutger Hauer. Interprete amato dal conterraneo Paul Verhoeven, Hauer venne arruolato da Scott per interpretare il replicante Roy Batty che nel film recitava un monologo diventato celebre: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire".

Su questo fronte il festival accoglie dunque in pieno la tendenza allo spostamento dall'esterno all'interno dell'uomo, o almeno della forma umana, della 'frontiera' fantascientifica da valicare. Se una volta bisognava viaggiare "fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima" come in 'Star Trek', ora, sempre più spesso, bisogna viaggiare dentro il corpo. "I temi della mutazione del corpo, che farei risalire anche cinematograficamente agli anni 80 con David Cronenberg capofila, sono sempre più attuali", sottolinea Terzoli. Diciamo che se non siamo arrivati alle macchine volanti forse stiamo per arrivare ai Cyborg? "Probabilmente si, perchè hanno più valore economico, possono servire a fare la guerra, le faccende di casa, le esplorazioni spaziali", risponde Terzoli. E così si riparte verso i confini della galassia.

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