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"Io, prete, e la mia lotta contro i boss della droga nel 'Bronx' di Roma"

07 dicembre 2020 | 15.31
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(Fotogramma)

Un megafono e la parola di Dio le ‘armi’ per contrastare la criminalità organizzata che spadroneggia nel quartiere di San Basilio, periferia della capitale. Don Antonio Coluccia, da cinque anni a questa parte, sta portando avanti la battaglia contro la ’Ndrangheta e le bande degli albanesi. "Ho ricevuto minacce di morte, mi hanno detto che mi avrebbero fatto saltare in aria ma io - racconta all’Adnkronos il sacerdote che vive sotto scorta - scendo dall’auto blindata e cammino per le strade del quartiere, mettendoci la faccia per fare capire che non sono loro i padroni e che serve rispetto".

La sua, come dice, "è una azione civica pastoral evangelica". Don Antonio, quando calano le luci del giorno, ’armato’ di megafono cammina per le strade di San Basilio in una sorta di processione della legalità. E ora che si avvicina il Natale diffonderà per le strade anche canti natalizi. "Arrivo la sera - racconta don Coluccia - e faccio una specie di processione in quello che viene definito il ‘Bronx’. Prima non c’era nemmeno la luce ma non perché mancasse la corrente elettrica di Acea ma perché per volontà criminale quelle luci non dovevano essere accese. Le luci accese illuminavano le piazze dello spaccio. E non si doveva vedere".

In questa situazione si è innestata l’azione civico-evangelica di don Antonio: " Io sono arrivato lì, mano a mano con i rinforzi, perché era un crescendo di minacce e da lì abbiamo cercato di fare arrivare la voce alle istituzioni, al sindaco di Roma. Qui ci sono locali delle istituzioni occupati dagli spacciatori: due i problemi sostanziali, droga e case abusive".

Ora il quartiere di San Basilio, anche con l’aiuto della sindaca Raggi, della polizia e con l’opera di sensibilizzazione di don Coluccia, è tornato di nuovo ad essere illuminato. "Abbiamo anche tolto ragazzi dalla piazza di spaccio - racconta -. Ci sono anche delle vittorie, ora c’è un comitato di cittadini onesti, sono belle persone. Non sono tutti assoggettati alla criminalità organizzata". Sono le stesse persone alle quali viene intimato di chiudere le finestre dalla criminalità: "Quando qualche cittadino onesto apre le finestre di pomeriggio per cambiare aria, bussano e dicono: ‘devi chiudere’. Perché in quel quartiere non devi vedere. E parliamo di Roma...".

La lotta contro i boss della droga di don Antonio Coluccia non conosce sosta: "Lì fanno turni h24 presidiando il territorio. Vengono a prendere droga da tutta la Regione perché la cocaina che si compra lì è la migliore. Tanti cittadini sono preoccupati per i figli. L’aspirazione più grande per un ragazzo è fare la vedetta o lo spacciatore: c’è tutto un sistema dietro. Ogni vedetta prende dalle 150 euro al giorno, con compenso maggiorato anche di 60 euro se riescono a vendere tutta la droga e se fanno il turno completo prendono 300 euro al giorno. E’ un fatto culturale: intere famiglie vivono di questo. Il carcere fa curriculum".

A San Basilio, come racconta don Coluccia, "chi comanda è la Ndrangheta con qualche collaborazione di albanesi che detengono il controllo dello spaccio del territorio". Ora è nato il progetto di una palestra ‘da campioni’ nei locali sottratti alla criminalità. "Dobbiamo dire che qui c’è stato l’abbandono dello Stato. Questo è un territorio militarizzato dall’organizzazione criminale".

Quando don Antonio Coluccia scende dall'auto blindata e si incammina per le strade di San Basilio ‘armato’ di megafono, di rosario e di tanto coraggio, ecco la prima vedetta che grida in romanesco: ‘Levate!’. "C’è il controllo nel controllo. Una sparuta parte che usa il linguaggio della tracotanza", dice. Ma ci sono anche tanti cittadini onesti, mamme che lavorano e che si sono uniti in comitato per non lasciare solo don Antonio nella lotta contro i boss della droga.

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