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Governo Gb, dimissioni Johnson: "Lascio, nessuno indispensabile"

07 luglio 2022 | 07.40
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"D'accordo su necessità nuovo leader. Immensamente orgoglioso di quanto ha fatto questo governo". Poi l'attacco ai deputati: "L'istinto del branco è potente"

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- (Afp)

"Darò tutto il mio sostegno al nuovo leader''. Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato le dimissioni e si appresta a lasciare la guida del governo, con un passo indietro che si concretizzerà quando verrà individuato un nuovo leader. ''Sto per rinunciare al miglior lavoro del mondo'', ha aggiunto, dicendo che ''nessuno è indispensabile''.

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''Sono immensamente orgoglioso di quanto ha fatto questo governo'', ha poi aggiunto dicendo "grazie per questo incredibile mandato, la più grande maggioranza Tory dal 77''.

"E' ora chiara la volontà dei deputati del Partito conservatore che ci sia un nuovo leader di partito e quindi un nuovo primo ministro. Sono d'accordo con Sir Graham Brady: il processo di scelta del nuovo leader dovrebbe iniziare ora", ha sottolineato spiegando che resterà a servizio del Paese "fino a quando non ci sarà un nuovo leader".

"Il motivo per cui ho lottato così duramente negli ultimi giorni per continuare a ricoprire il mandato non è solo perché volevo farlo, ma perché sentivo che era il mio lavoro, il mio dovere, il mio obbligo nei vostri confronti, ha affermato Johnson dicendosi ''triste per aver rinunciato al miglior lavoro del mondo''.

Il premier ha quindi citato i ''risultati conseguiti da questo governo nel portare a termine la Brexit, nel gestire le nostre relazioni con l'Europa, rivendicando il potere di fare le proprie leggi in Parlamento''. E ha quindi citato ''il superamento della pandemia, il lancio del vaccino più veloce in Europa e negli ultimi mesi guidare l'Occidente a resistere all'aggressione di Putin in Ucraina".

"Negli ultimi giorni ho cercato di convincere i miei colleghi che sarebbe eccentrico cambiare leader quando stiamo offrendo così tanto, quando abbiamo un mandato così vasto e quando siamo solo un paio di punti indietro nei sondaggi". Ma, ha aggiunto con rammarico, ''non ho avuto successo''.

Secondo Johnson è la mentalità del ''branco'' che ha prevalso a ''Westminster'', quella mentalità che lo ha messo con le spalle al muro e costretto a dimettersi. Il premier ha accusato i deputati conservatori di ignorare il suo mandato elettorale e le dimensioni relativamente ridotte del vantaggio laburista nei sondaggi. ''Come abbiamo visto a Westminster, l'istinto del branco è potente. Quando il branco si muove, si muove'', ha detto.

COSA E' SUCCESSO

Nelle ultime ore sono proseguite le dimissioni di massa dal governo di Johnson, sempre più solo a Downing Street. Sono diventati oltre 50 i rappresentanti di gabinetto a essersi dimessi. Anche Michelle Donelan, nominata meno di 48 ore fa ministra dell'Istruzione britannica al posto di Nadhim Zahawi, ha deciso di lasciare il suo incarico. ''E' l'unico modo per portare Johnson alle dimissioni'', ha dichiarato, sottolineando che ''con grande tristezza devo dimettermi da questo governo''.

Prima di lei che anche il ministro della Scienza, George Freeman, aveva annunciato alla Bbc la sua decisione di lasciare il governo. "Il troppo è troppo", ha scritto al premier nella sua lettera di dimissioni.

Anche la ministra britannica dell'Ambiente Rebecca Pow ha rassegnato le sue dimissioni. La sua decisione sarebbe stata presa prima dell'annuncio che il premier Boris Johnson rinuncerà all'incarico, come scrive il Guardian. ''Questa settimana sono stata a casa con il Covid-19. Stamattina ho rassegnato le dimissioni da ministro dell'Ambiente. Sono in gioco i valori, l'integrità e la morale in base alla quale vivo, e le esigenze del Paese devono sempre essere al primo posto'', ha scritto Pow su Twitter.

A lasciare l'incarico anche il ministro della Giustizia James Cartlidgem, secondo il quale ora "non è nemmeno lontanamente possibile" che il primo ministro "cambi e rientri". ''In qualità di ministro dei Tribunali, mi sono sentito in dovere di rimanere in carica a causa della situazione molto impegnativa nella Corte della Corona. Ma è chiaramente impossibile continuare'', ha scritto su Twitter condividendo la lettera di dimissioni indirizzata a Johnson.

Poco prima aveva lasciato anche la segretaria dello Scacchiere al Tesoro, Helen Whately (responsabile per la crescita e la produttività). Nella sua lettera di dimissioni a Johnson, Whately ha ricordato di aver sostenuto il premier negli ultimi mesi, chiedendogli di rimanere in carica ma "non si può chiedere scusa e rimanere in eterno". L'annuncio di Whately ha seguito di pochi minuti quello del ministro per l'Irlanda del Nord, Brandon Lewis.

Il ministro alla Difesa Ben Wallace ha deciso di ritirare il suo sostegno al premier, ma di non rassegnare le dimissioni. "Alcuni di noi hanno l'obbligo di mantenere questo Paese al sicuro, non importa chi sia il primo ministro. Il partito ha un meccanismo per cambiare i leader e consiglio ai colleghi di usare questo meccanismo'', ha dichiarato.

Le dimissioni a raffica sono arrivate dopo l'ennesimo scandalo che ha investito Johnson, vale a dire il caso del vice 'chief whip' Christopher Pincher, con la storia di festini ad alto tasso alcolico e molestie sessuali nei confronti di giovani uomini alle spalle che il Premier avrebbe ignorato, facendo finta, ancora una volta dopo il partygate, di non saperne nulla.

Dopo Sajid Javid (Salute), Rishi Sunak (il Cancelliere dello Scacchiere), ieri si era dimesso anche il Segretario per il Galles, Simon Hart. L'Attorney Heneral Suella Braverman non lo ha fatto, ma ha invitato il Premier a dimettersi, annunciando anche la sua candidatura a leader dei tories, e quindi a Premier. Il ministro Michael Gove è stato invece licenziato da Johnson, dopo che ne aveva chiesto le dimissioni in un incontro a due. Anche la ministra degli Interni Priti Patel, il ministro dell'Impresa, Kwasi Kwarteng, e dei trasporti Grant Shapps, sono fra coloro che chiedono a Johnson di lasciare Downing Street.

Lo scontro in atto mette in crisi un sistema basato sulla fiducia, come ha riassunto l'ex ministro per l'Irlanda del Nord, Julian Smith. Fra gli scenari possibili, oltre alla convocazione di elezioni anticipate ventilate dal Premier alle strette, la possibilità di cambiare le regole per la sfiducia (introdurre la possibilità di chiederne una nuova prima di un anno) e riproporre questo passaggio.

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