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Yemen: la rivoluzione delle donne in bici, una pedalata contro i tabù

21 maggio 2015 | 12.15
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La benzina scarseggia a causa dei combattimenti, ragazze coraggiose superano le tradizioni. La campagna lanciata su Facebook da una giovane fotografa scatena le ire dei conservatori. Il conflitto non fa cadere i pregiudizi.

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(Foto tratta da Twitter)

Donne in bicicletta in Yemen sfidano tabù e pregiudizi che resistono anche di fronte ai combattimenti. E' una fotografa e attivista per i diritti delle donne, Bushra Al-Fusail, a guidare la difficile rivoluzione in un Paese che nel 2011 si è ribellato al potere di Ali Abdullah Saleh, che ha 'scelto' alle elezioni del 2012 il candidato unico Abde Rabbo Mansour Hadi e che convive con l'avanzata dei ribelli Houthi (sciiti) e con la campagna militare per fermarli lanciata dalla coalizione sunnita guidata dall'Arabia Saudita, dove il presidente si è rifugiato.

L'idea della giovane Al-Fusail è semplice: la bicicletta per ovviare alle difficoltà del carburante che scarseggia in un Paese in cui a causa delle violenze - secondo gli ultimi dati Onu - si contano almeno 1.850 morti e oltre 500mila sfollati. La rivoluzione dell'intraprendente fotografa, che fa i conti con il conservatorismo diffuso nel Paese arabo, parte da Facebook con lo slogan "Let's ride a bike". Lanciata la scorsa settimana, la campagna per convincere ragazze e donne yemenite a salire su una bici ha attirato centinaia di utenti del social network e scatenato le ire di molti. Sull'iniziativa ha acceso i riflettori il servizio Bbc Trending.

In Yemen alle donne non è vietato guidare, come invece avviene nella vicina Arabia Saudita. Eppure nel Paese, con la capitale che da settembre è sotto il controllo dei ribelli Houthi, non è facile vedere donne in bicicletta. "Vedo ovunque uomini in bici - ha detto la Al-Fusail - e quindi ho pensato: perché non possiamo andarci anche noi? Non è vietato, serve solo un po' di coraggio".

Ma a tante yemenite, attirate dalla campagna, è mancato il coraggio di passare dal mondo virtuale alla realtà. Dopo le centinaia di adesioni all'evento raccolte sulle pagina Facebook, hanno seguito la rivoluzione della fotografa appena 15-20 donne che sabato scorso - prima della fine della tregua umanitaria - hanno sfidato i tabù e attraversato Sana'a su una bici con il corpo coperto di abiti neri dalla testa ai piedi. Non è solo mancanza di coraggio. "Molte yemenite - spiega al-Fusail - non sanno andare in bicicletta". E poi ci sono quelle che "hanno avuto paura o alle quali non è stato permesso partecipare dai parenti o dai mariti".

Le foto della pedalata delle yemenite 'ribelli' hanno presto scatenato la rabbia di molti, per lo più uomini. "Ecco il risultato di questa guerra", ha commentato qualcuno. Altri hanno espresso stupore, al punto di arrivare a non credere alla veridicità delle immagini. Per l'imam Yahya Afeef, religioso di Sana'a, il fatto che una donna salga su una bicicletta "è incompatibile con l'Islam". "L'Islam - ha detto al sito di notizie Middle East Eye - dice che le donne devono essere un simbolo di virtù". E la giovane fotografa a Bbc Trending ha risposto: "Mi aspettavo commenti aggressivi, ma non avrei immaginato che qualcuno potesse dubitare di quello che è avvenuto".

La stessa Al-Fusail ha ricevuto centinaia di messaggi fortemente 'critici' e, dopo aver bloccato per qualche giorno il suo profilo Facebook, è tornata online e promette che organizzerà nuove pedalate. "La gente - dice - deve cambiare mentalità". Ma ci vuole tempo.

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