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Sanità: a Napoli sconfitta colera simbolo contro cultura anti-vaccini

17 marzo 2015 | 14.57
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Iniziativa dell'Ordine dei medici di Napoli per ricordare le vittorie ottenute grazie alle vaccinazioni. "Quello che colpisce nelle foto e nelle immagini del 1973 è la partecipazione di tutta la popolazione", spiega Silvestro Scotti

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Nel 1973, a Napoli, un'epidemia di colera sconvolse Napoli. Una prova dura per la città, vinta con la vaccinazione. Chiesta a gran voce dai napoletani, scesi addirittura in piazza per ottenerla. L'infezione fu sconfitta grazie a "una organizzazione che permise di vaccinare 800 mila persone in due settimane. Molti ricordano la paura della malattia, pochi l'efficienza del sistema e la centralità del vaccino", spiega Silvestro Scotti, presidente dell'Ordine dei medici di Napoli che, in collaborazione con il Museo della arti sanitarie cittadino ha organizzato un evento basato su foto, video e rappresentazioni teatrali proprio per non dimenticare le grandi epidemie vissute dalla città. E tutto ciò che si è fatto per superarle.

"Quello che colpisce nelle foto e nelle immagini del 1973 - dice Scotti all'Adnkronos Salute - è la partecipazione di tutta la popolazione. La protesta per chiedere il vaccino, le file in attesa di essere vaccinati. E traspare la fiducia verso l'immunizzazione". E questo, per il presidente dei medici napoletani, "era un segno di grande civiltà. Qualcosa che si sta perdendo con la diffusione della cultura anti vaccino che è legata all'individualismo crescente. Chi si vaccina, infatti, oltre a non ammalarsi, contribuisce a non far ammalare gli altri. Questo elemento oggi viene considerato sempre meno, ci si preoccupa assai più del minimo effetto collaterale rispetto al vantaggio sociale". (GUARDA LE FOTO)

L'evento, organizzato nella sede del museo delle arti sanitarie, "si sviluppa attraverso una mostra fotografica e di strumenti medici che parte dall'epidemia dell'800. Pochi sanno che ci furono 3 milioni di vaccinati contro il vaiolo, all'epoca del Regno delle Due Sicilie poco prima dell'800. Per vaccinare non c'erano le siringhe, si usava lo scarnificatore in osso, per 'graffiare' la pelle e mettere poi sulla ferita le gocce di vaccino".

Le epidemie della città sono state raccontate, nel corso della manifestazione organizzata dall'Ordine dei medici, anche attraverso le parole di Axel Munthe, medico svedese ma napoletano per scelta, e quelle di Matilde Serrao. E con le immagini degli archivi della Rai, che testimoniano il dolore della città colpita, ma anche il suo riscatto. "Partendo dal ricordo di quella stagione di paura, in cui le intense emozioni sollevate dal nemico invisibile fecero acquisire coscienza non solo sui problemi ma anche sulle possibili soluzioni e compiere conseguenti scelte, si apre la riflessione sulle consapevolezze che forse oggi mancano e sulle decisioni che è urgente assumere in merito a salute e prevenzione", aggiunge Scotti.

"Gli straordinari effetti determinati dall’adozione su larga scala della prevenzione vaccinale sulla mortalità di molte malattie infettive letali - continua - hanno fatto perdere la percezione della pericolosità delle stesse e hanno paradossalmente favorito un calo di interesse verso le vaccinazione".

A questo si è aggiunto "il diffondersi di posizioni vaccinali estese anche attraverso l’azione sui social. Gli allarmi infettivi di questi ultimi mesi, con la quotidiana denuncia della ripresa di malattie infettive che potrebbero essere debellate da una convinta azione preventiva, impongono un rinnovato impegno per favorire la crescita tra la popolazione di una cultura vaccinale e una rinnovata attenzione alla prevenzione in senso più ampio", conclude Scotti.

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