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L'allarme degli archeologi per Pompei: meglio rimandare indietro soldi che spenderli male

03 luglio 2014 | 15.34
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Non usa mezzi termini Salvo Barrano, presidente dell'Associazione nazionale archeologi (Ana), che fa il punto della situazione. "Dal 1998 Pompei -ricorda- viene gestita male. Certo Fabrizio Barca, quando era ministro per la Coesione territoriale, stanziò 107 milioni di euro: una vera e propria valanga di soldi che però non vennero spesi bene"

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"Forse è meglio rimandare indietro i fondi europei per Pompei, piuttosto che spenderli con restauri fatti male, il risultato del restauro rischia di essere compromesso". Non usa mezzi termini Salvo Barrano, presidente dell'Associazione nazionale archeologi (Ana), che con Labitalia fa il punto della situazione. "Dal 1998 Pompei -ricorda- viene gestita male. Certo Fabrizio Barca, quando era ministro per la Coesione territoriale, stanziò 107 milioni di euro: una vera e propria valanga di soldi che però non vennero spesi bene".

"L'unico modo per spenderli era quello -continua Barrano- di accelerare le procedure di spesa, tuttavia sono mancati staff adeguati e progetti efficaci. Il risultato ora purtroppo è sotto l'occhio di tutti".

"Tanto per fare un esempio -fa notare- il restauro di una domus recentemente inaugurata è stata definita 'volgare'. Per questo credo sia meglio non avere quei fondi europei se devono essere spesi male, da chi non riesce a programmare. E non mi riferisco solo ai ministri e ai sovrintendenti che comunque negli anni si sono alternati, ma anche agli alti dirigenti che sono sempre rimasti al loro posto".

A livello tecnico, il presidente Ana spiega, inoltre, come "nei restauri si abusi di cemento armato e di prodotti tossici che contribuiscono a rovinare reperti e scavi".

Sulla questione dei furti e delle recenti inchieste che hanno provato quanto sia semplice portare via dei reperti dal sito di Pompei, Salvo Barrano si dice "sconvolto che qualcuno ci sia riuscito, visto che stiamo parlando si uno dei siti archelogici più sorvegliati rispetto agli altri del Paese; figuriamoci cosa succede negli altri posti dove non esistono telecamere e la sorveglianza è pressoché inesistente".

"E non è tutto: non posso, infine, che giudicare indecente -ammette- che per far fronte alle carenze di organico il ministero abbia bandito, con Ales spa, un avviso per reclutare giovanissimi senza esperienza e offrendo loro un contratto precario".

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