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L'allarme sulla legge di Stabilità, Ssn polveriera a rischio esplosione

26 ottobre 2015 | 13.05
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Fondazione Gimbe: "Si compromette la salute delle persone"

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Il "continuo definanziamento della sanità pubblica, l’eterno conflitto tra Stato e Regioni, le incompiute del patto per la salute, la protesta dei medici e il consumismo sanitario hanno innescato una miscela esplosiva senza precedenti. Il Ssn è una polveriera a rischio di esplosione". E' l'allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe, che richiama tutti i protagonisti a "riallineare i propri interessi sulla salute delle persone per il bene comune: salvare la sanità pubblica".

Sul 'banco degli imputati', innanzitutto, "la Legge di Stabilità che ha destinato al Fondo sanitario nazionale 2016 solo 111 miliardi che, in quanto comprensivi di 800 milioni per i nuovi Lea, lasciano sostanzialmente immutato il finanziamento della sanità pubblica. Rispetto a quanto previsto dal Patto per la Salute - sottolineano gli esperti - il Ssn nel 2015-2016 ha lasciato per strada 6,8 miliardi che si aggiungono agli oltre 25 già sottratti da varie manovre finanziarie nel 2012-2015. Il definanziamento della sanità pubblica si sta pericolosamente avvicinando a limiti che non solo minano la qualità dell’assistenza, ma compromettono anche la salute delle persone".

"Se è indubbio che la politica ha deciso di sbarazzarsi di una quota consistente della spesa pubblica destinata alla sanità - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto certo che non è ancora stata avviata una reale (ri)programmazione in grado di recuperare risorse da sprechi e inefficienze. Le misure contenute nel Patto per la salute sono rimaste al palo, anche per il riaccendersi del conflitto tra Stato e Regioni".

Non solo. "Pur consapevoli che oggi il Ssn non può fare a meno della 'terza gamba', non si intravede alcuna governance istituzionale - rileva - dell’intermediazione assicurativa che, insinuandosi subdolamente tra incertezze delle Istituzioni e minori tutele della sanità pubblica, contribuisce lentamente ma inesorabilmente a trasformare il modello di Ssn pubblico, equo e universalistico in un sistema misto".

"Considerato che la coperta è molto corta - conclude Cartabellotta, riferendosi anche alla protesta dei medici - oggi la crisi di sostenibilità del Ssn può essere superata solo attraverso un gioco di squadra, dove tutti gli stakeholder oltre a rivendicare, devono impegnarsi anche a fare e, soprattutto, a 'rinunciare' con il fine ultimo di preservare la sanità pubblica alle future generazioni".

La Fondazione Gimbe richiama, dunque, Stato, Regioni, professionisti e cittadini "sulle loro responsabilità" e ribadisce "a gran voce il messaggio della campagna 'Salviamo il Nostro Ssn': per salvare realmente la sanità pubblica bisogna riallineare gli interessi di tutti gli stakeholder sull’obiettivo della legge 833/78, ovvero 'promuovere, mantenere, e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione'".

Ecco, dunque, la 'rotta' tracciata dalla fondazione Gimbe: riguardo al finanziamento lo Stato, oltre a fornire ragionevoli certezze sulle risorse da destinare alla sanità pubblica evitando l’estenuante yo-yo degli ultimi anni, deve regolamentare al più presto l’ingresso delle assicurazioni nel Ssn; in quanto responsabili della 'programmazione e organizzazione dei servizi sanitari', alla luce di quanto previsto dalla Legge di Stabilità (concorso alla finanza pubblica per 3.980 miliardi nel 2017 e 5.480 per gli anni 2018 e 2019) e con la certezza che le risorse recuperate rimangono in sanità, le Regioni devono avviare e mantenere un virtuoso processo di disinvestimento da sprechi e inefficienze e riallocazione in servizi essenziali e innovazioni.

Per la professione medica, "accanto alle ragionevoli rivendicazioni, è arrivato il momento - secondo gli esperti - di affrontare spinose questioni mai risolte attraverso radicali proposte di cambiamento, per restituire al medico una leadership indiscussa nei confronti di politica, management, cittadini e pazienti. Dall’identificazione di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate per guidare il disinvestimento a un aggiornamento professionale che vada oltre il 'creditificio' e i 'baracconi fieristici' dei congressi, dall’autoregolamentazione etica della libera professione alla gestione trasparente dei conflitti di interesse, dalla collaborazione interprofessionale a una rinnovata relazione con il paziente, abbandonando definitivamente il modello paternalistico".

Infine, "60 milioni di cittadini devono ridurre le aspettative nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile riconoscendo nel Ssn il servizio sanitario nazionale creato per tutelare la salute delle persone e non il 'supermercato sanitario nazionale' dove tutti hanno diritto a tutto. Anche perché gli effetti collaterali degli eccessi di medicalizzazione, inclusi la sovra-diagnosi e il sovra-trattamento, peggiorano lo stato di salute, medicalizzano la società, consumano preziose risorse e, paradossalmente, aumentano il contenzioso medico-legale".

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