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Lavoro, Bonomi: "Salario minimo non ci tocca"

12 settembre 2022 | 15.17
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Il presidente di Confindustria in udienza dal Papa: "Impegno per lavoro degno". E alla politica: "Orizzonti corti e schiacciati su false priorità"

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(Fotogramma)

"Il criterio per definire un lavoro 'degno' non è solo quello monetario. Nel nostro Paese in troppi settori l’offerta di lavoro continua a essere caratterizzata da infime retribuzioni. Questo, desidero ripeterlo, non riguarda in alcun modo l’industria. Quelli non siamo noi! Ecco perché il tema dell’intervento per Legge sul Salario Minimo non ci tocca. Ad essersi opposti sono altri settori, sui quali bisognerebbe, invece, avere il coraggio di intervenire". Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento all’assemblea generale - oggi in Vaticano prima dell’Udienza del Papa - ritorna su uno dei temi che sta infiammando il dibattito politico in vista delle elezioni.

Sul fronte dell’occupazione, d’altra parte, annota ancora Bonomi il paese sembra lontano da quella dignità invocata anche dal Papa nel 2017. "Anche nelle fasi di ripresa economica, non riusciamo a superare la soglia del 60% di occupati tra i 15 e i 64 anni. I tassi di partecipazione al lavoro di giovani e donne restano tra i 15 e i 20 punti inferiori a quelli dei paesi nordeuropei. Abbiamo raddoppiato il numero di poveri assoluti malgrado un enorme balzo all’insù della spesa sociale. Abbiamo il record negativo, attualmente al 39%, di posti di lavoro per i quali la manifattura non trova profli formati adeguati. Un numero elevatissimo di Neet tra i giovani", elenca.

"La spesa sociale resta fortemente squilibrata a favore delle pensioni, non dei giovani. Come Confindustria abbiamo, negli ultimi anni, proposto moltissime misure di riforma strutturale per affrontare radicalmente questi squilibri. Ma di questo abbiamo ampiamente discusso e continueremo a farlo in tutte le sedi opportune. Oggi, qui, affermiamo invece un primo principio costruttivo", sottolinea.

Un lavoro degno dunque ma anche “davvero libero”, continua Bonomi, che respinge tutti gli altri ‘addebiti’ imputati al mondo dell’impresa sulla qualità dell’occupazione che offre. “In molti contesti l’unica alternativa alla disoccupazione è un impiego precario o addirittura un lavoro sfruttato, dalle finte partite Iva, ai lavori in nero, ai tirocini non formativi, solo per fare qualche esempio. Anche su questo punto ci tengo a ribadire che non è la manifattura, non siamo noi, ad offrire queste forme di sottoccupazione e spesso vero e proprio sfruttamento”, insiste.

“La seconda condizione per un lavoro 'libero' è il pieno rispetto e anzi l’incentivo diretto al pieno esplicarsi della personalità e delle capacità di ogni singolo lavoratore. E questa condizione si realizza attraverso moderni modelli organizzativi dell’impresa. I tempi ed i metodi del taylorismo alienante appartengono ad un passato lontano”, conclude.

"In questa nostra Italia- sottolinea ancora Bonomi - avvertiamo, oggi più che mai, il dovere di offrire il nostro contributo centrato sulla definizione condivisa di un 'lavoro degno'. Radicato cioè nella dignità originaria di ogni donna e uomo, insopprimibile e indisponibile a qualunque potere o ideologia. Se ci si dimentica questo fondamento, le leggi dell’economia tradiscono il loro più intimo significato e valore. È uno dei grandi rischi manifestati negli ultimi decenni da una concezione della crescita fondata sulla finanza per la finanza. Come imprese industriali, manifatturiere e di servizi, basate sul lavoro, noi avvertiamo la necessità di affermarlo con chiarezza".

ENERGIA - Parlando del caro energia, Bonomi ribadisce che "sono mesi che chiediamo un tetto al prezzo del gas per evitare speculazioni ma siamo rimasti inascoltati". "La crisi energetica non è legata al conflitto Russo-ucraino ma viene dalle scelte sbagliate sia a livello nazionale che Ue: ad oggi non abbiamo ancora una politica energetica europea. Non c'è un intervento che possa risolvere la situazione ma una serie di interventi nel breve e nel lungo". "E' fondamentale un piano di razionamento e farlo insieme. Non dobbiamo farci trovare impreparati. Ma se fermiamo le imprese, fermiamo il Paese", il monito che giunge dal presidente di Confindustria. "Se le imprese chiudono, non riaprono più", avverte ancora il leader degli industriali per il quale occorre una valutazione "azienda per azienda". "Se dovesse esserci una recrudescenza delle sanzioni e il blocco delle forniture del gas, potremmo essere a rischio di razionamento", evidenzia Bonomi. "Abbiamo chiesto di poter interloquire con il Governo per capire cosa privilegiare. Per alcune produzioni è impossibile togliere il gas. Per altre è più facile gestire mezza giornata che la sospensione di un'ora la giorno", spiega Bonomi.

POLITICA - "Oggi che gli orizzonti della politica sembrano sempre più corti e schiacciati su false priorità, avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare risposta ai drammatici problemi della società italiana. E crediamo profondamente che sia proprio l’industria, la nostra industria, a poter costituire il primo motore di un vero, nuovo, umanesimo industriale, ad essere progettista di futuro".

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