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Lavoro: Damiano, eccesso di 'liberalizzazione' in decreto Governo

21 marzo 2014 | 19.19
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''Il decreto del Governo sul lavoro verrà esaminato a partire dalla prossima settimana dalla Commissione Lavoro della Camera. Non trattandosi di un dogma si potrà, come di consueto, intervenire con alcuni aggiustamenti attraverso un accurato lavoro parlamentare. La prima impressione che abbiamo ricavato è che ci troviamo di fronte ad un eccesso di "liberalizzazione" del sistema. Un contratto a termine senza causale per tre anni appare troppo lungo. La possibilità di rinnovarlo, in 36 mesi, per ben 8 volte, è esagerata: forse fissare una durata minima sarebbe necessario''. E' quanto sottolinea in una nota il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.

''L'abolizione delle pause invece non ci preoccupa e può rappresentare un elemento di semplificazione: già avevamo provveduto nella precedente legislatura ad accorciarle -continua Damiano-. Per quanto riguarda l'apprendistato, la cancellazione dell'obbligo di integrare la formazione del lavoratore con l'offerta formativa pubblica ci espone al rischio infrazione nei confronti dell'Europa, che la ritiene obbligatoria.Cancellare l'obbligo di stabilizzare almeno una quota di vecchi apprendisti, prima di assumere quelli nuovi, è insensato e contraddice la vocazione dell'impresa a formare i giovani, avviarli al mestiere e, di conseguenza, tenere i più capaci''.

''Così diventa un qualunque contratto a basso costo senza formazione. Su questi punti critici occorre intervenire con opportune correzioni mirate. Apprezzabile è lo sconto sui contributi per il contratto di solidarietà: si tratta di uno strumento utile nelle crisi aziendali, che evita il ricorso alla cassa integrazione ed ai licenziamenti. Confidiamo nella saggezza del ministro Giuliano Poletti e nella sua riconosciuta e dichiarata propensione al dialogo e alla ricerca delle migliori soluzioni condivise'', conclude Damiano.

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