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Rifiuti: 199mila nuovi posti di lavoro con l'economia circolare made in Italy

21 giugno 2016 | 11.56
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(Fotolia)

Almeno 199mila nuovi posti di lavoro creati in Italia dall’economia circolare. Quella virtuosa che può far leva, soprattutto, su riciclo e rigenerazione, bioeconomia, innovazione nell’industria alimentare, chimica, farmaceutica, dei prodotti confezionati di largo consumo e nell’industria biotecnologica. Di economia circolare si è parlato a Roma nel corso della prima giornata della terza Conferenza nazionale sui rifiuti, organizzata alla Casa del Cinema Roma da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partenariato con il Coou, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati.

Secondo una stima prudenziale, sarebbero 199mila i nuovi posti di lavoro creati in Italia dall’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento del modello produttivo precedente. Ma il Belpaese ha anche un settore agricolo molto sviluppato che produce annualmente 9milioni di tonnellate di rifiuti e 20milioni di tonnellate di residui agricoli che potrebbero trovare un riutilizzo vantaggioso nel compostaggio, nella digestione anaerobica e bioraffinazione, mentre un ulteriore sviluppo occupazionale ed economico potrebbe venire dal settore attualmente in crescita delle bioplastiche (fonte: green-alliance.org.uk).

Altre stime parlano di 400mila nuovi posti di lavoro in Europa che si creerebbero grazie all’applicazione rigorosa dell’attuale legislazione sui rifiuti e altri 180mila verrebbero dall’applicazione del pacchetto sull’economia circolare del luglio 2014 (Valutazione d’impatto della Commissione Europea al 2030), mentre per lo stesso orizzonte temporale, uno studio del settembre 2015 dell’Ong britannica Wrap, ipotizzerebbe addirittura 3 milioni di nuovi posti di lavoro tra diretti e indotto. Un'economia più attenta all’uso delle risorse genererebbe, dunque, benefici sostanziali in termini economici ma anche occupazionali e ambientali.

L’uso efficiente delle risorse è uno dei principali fattori di competitività delle imprese, considerato che il 40% dei costi che il settore manifatturiero europeo mediamente sostiene è attribuibile alle materie prime, una quota che con i costi dell’acqua e dell’energia arriva fino al 50% del costo di fabbricazione, rispetto al 20% attribuibile al costo del lavoro. Da qui la necessità di aumentare almeno del 30% entro il 2030 la produttività delle risorse, misurata in base al rapporto tra Pil e consumo di materie prime.

La prevenzione dei rifiuti, la rigenerazione, la riparazione e il riciclaggio possono generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, ossia l'8% del fatturato annuo, riducendo nel contempo l'emissione di gas serra del 2-4% (Valutazione d’impatto della Commissione del luglio 2014).

Esempio concreto in Italia di economia circolare, da 32 anni, è quello del Coou, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati: primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata. Dal 1984 a oggi il Coou ha raccolto 5,3 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato, il 90% delle quali avviate alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti: il riutilizzo di un rifiuto pericoloso per l’ambiente come l’olio lubrificante usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio del Paese di 3 miliardi di euro.

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