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Tra vigneti e serre, il dramma dei braccianti 'invisibili' in Piemonte

Flai Cgil, per braccianti condizioni disumane, servono interventi, ognuno faccia sua parte

LAVORO
Tra vigneti e serre, il dramma dei braccianti 'invisibili' in Piemonte

Arrivano dall'Est Europa. Sono perlopiù macedoni e rumeni. Lavorano anche 12 ore al giorno e se va bene con una paga che va dai 2 ai 5 euro all'ora. E dormono accampati in tende o in 20 in una stanza. In condizioni disumane, 'invisibili' allo Stato, sfruttati dai caporali. Ma tutto ciò non accade negli agrumeti di Rosarno o nei campi di pomodori pugliesi, ma nei vigneti e nelle serre, tra uva e peperoni del Piemonte, in cui si producono le eccellenze del nostro Paese. E a volte ci scappa anche il morto, come è accaduto nelle scorse settimane a Carmagnola, vicino Asti, conosciuta per il peperone.


Lo denuncia a Labitalia la Flai Cgil Piemonte. "Un lavoratore rumeno di 45 anni, in Italia dal 2003, è morto -racconta Denis Vayr, segretario generale della Flai Cgil Piemonte- mentre lavorava, in nero, in una serra a Carmagnola, con una temperatura che raggiungeva i 50 gradi. Il fatto è accaduto il 17 luglio e si è saputo il 13 agosto, nell'indifferenza più totale di tutti".

"Il suo datore di lavoro -racconta amaro il sindacalista- ha visto che stava male nella serra, non lo ha soccorso e lo ha solo spostato poco più lontano. Quando sono arrivati i soccorsi era già morto -continua Vayr- ma spogliato dei vestiti di lavoro e lavato in modo da non far capire che stava lavorando nella serra. Sul caso sta indagando la procura di Asti che ha fatto fare anche l'autopsia, di cui stiamo aspettando i risultati. Siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale processo".

Ma non c'è solo questo caso limite. "A Canelli abbiamo coop senza terra -continua- lavoratori sottopagati e che dormono anche in 20 in una stanza. Il sindaco quest'anno ha vietato la tendopoli, come invece era avvenuto l'anno scorso. Tendopoli che troviamo invece a Fossano con anche 200-300 persone, per la raccolta di uva. Ma capita così anche per le mele e per i kiwi, in altri periodi dell'anno".

Cambiano le coltivazioni, resta lo sfruttamento. "I lavoratori -spiega Vayr- vengono 'raccolti' nelle piazze in Romania e negli altri Paesi dell'Est, e portati a Carmagnola, Canelli e altri paesi. Noi da tempo denunciamo questa situazione, adesso, purtroppo solo dopo il lavoratore morto a Carmagnola, qualcosa si è mosso".

"Abbiamo incontrato Fai e Uila e le associazioni di categoria datoriali e oggi pomeriggio vedremo l'assessore regionale. Ognuno -aggiunge- deve fare la sua parte, lo Stato in primis con leggi e più presenza sul territorio. Noi da tempo giriamo per le campagne con il nostro 'camper dei diritti' per informare e aiutare questi lavoratori. Alle associazioni di categoria chiediamo -sottolinea- di non rappresentare più chi si avvale di questa manodopera illegale".

E l'attenzione dalle istituzioni comincia ad arrivare "Il sindaco di Carmagnola -spiega il sindacalista- ci ha dato la possibilità di roganizzare dibattiti ed eventi su questo tema all'interno della sagra del peperone che è un evento molto seguito e importante sul territorio. E sono parecchie le imprese oneste che stanno iniziando a ribellarsi contro quelle imprese che fanno concorrenza sleale avvalendosi di manodopera illegale, e quindi a basso costo".



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