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L'indagine, adolescenti sempre più connessi ma con poche regole

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L'indagine, adolescenti sempre più connessi ma con poche regole

Lo staff del progetto 'Massere-Sicurezza dei minori sul web' sx Andrea Massa, Stefania Sedini, Matteo Meroni e Nicole Ventura

Preadolescenti e adolescenti nuova generazione 3.0 d’Italia. Ricevono il primo dispositivo mobile a 12 anni, sono connessi quasi 24 ore su 24, utilizzano lo smartphone come dispositivo universale. Tra i social, prediligono Instagram e WhatsApp a discapito di Facebook che riscuote via via meno consensi. Dall’altra parte, ricevono e si danno poche regole di comportamento e imparano da sé a connettersi in rete rimanendo esposti a rischi come cyberbullismo, sexting e vamping. La tendenza dei prossimi anni? Una sempre maggiore richiesta di garanzie e tutela della privacy da parte dei giovani stessi.


E’ quanto emerge da una ricerca condotta dal 2010 al 2016 su un campione di 2.000 tra ragazze e ragazzi tra 10 a 15 anni di età nelle scuole medie e superiori di Comuni in Provincia di Monza (Barlassina, Besana Brianza, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Seregno, Seveso).

I dati sono stati raccolti ed elaborati da 'Progetto Massere-Sicurezza dei minori sul web', associazione nata nel 2010 per iniziativa di Andrea Massa e Pierluigi Parravicini, che organizza corsi su rischi ma anche opportunità del web per alunni, genitori e insegnanti nelle scuole, in collaborazione con Uli-Utility Line Italia, uno dei più antichi Internet service provider italiani, fondato a Seveso nel 1995 da Vittorio Figini, da sempre impegnato nella diffusione di trasparenza e utilizzo consapevole dello strumento informatico.

Nel dettaglio, la maggioranza dei ragazzi riceve il loro primo cellulare tra i 10 e i 12 anni (lo smartphone è diventato il classico regalo della Prima Comunione mentre fino a qualche anno fa lo era della Cresima). Una tendenza in crescita: dal 48% dei 10-12enni nel 2010, al 59% nel 2013, al 69% nel 2016. Diminuisce la percentuale di coloro che ne dispongono nella fascia 13-15 anni: 28% nel 2010, 21% nel 2013, 6% nel 2016.

I ragazzi sono sempre più connessi: lo erano l’8% nel 2010, il 67% nel 2013, il 96% degli intervistati nel 2016 afferma di disporre di connessione 24/24. Predomina e in crescita l’utilizzo dello smartphone utilizzato dal 2% nel 2010, dal 42% nel 2013, dal 62% degli intervistati nel 2016.

Tendenza inversa a quella di Pc-Notebook, impiegato dal 93% nel 2010, dal 43% nel 2013 e dal 19% nel 2016. La maggior parte degli accessi a Internet passa da smartphone (i ragazzi affermano per comodità, privacy, multifunzionalità), quasi nessuno utilizza il Pc ma lo sostituisce con device di nuova generazione come console e tv multimediali. Non ha più senso chiedere in quale ambiente della casa (cucina, studio camera) si connettono: grazia al Wireless/4G e all’evoluzione dei telefoni cellulari i ragazzi accedono a Internet ovunque.

Tra i social, cresce la diffusione di Instagram: dal 5% del 2014 al 55% del 2015 al 61% del 2016, e di WhatsApp, dal 15% del 2014 al 45% del 2015 al 96% del 2016. Ciò a discapito di Facebook: 55% nel 2014, 50% nel 2015, 42% nel 2016. In calo anche Twitter, peraltro di per sé già poco diffuso: 8% nel 2014, 3% nel 2015, 2% nel 2016

Ambivalenti i dati su regole e apprendimento di utilizzo dello strumento. Si amplia la fascia di ragazzi i cui genitori concedono un tempo massimo di utilizzo: 15% nel 2010, 25% nel 2013, 33% nel 2016. In calo coloro che affermano di non avere regole, seppure il dato rimane alto: 70% nel 2010, 63% nel 2013, 61% nel 2016. Si riduce la fascia di chi afferma di avere imparato a navigare: dal 55% del 2014 al 48% del 2016. All’opposto cresce il numero dei genitori che dichiara di farsi carico di insegnare: dal 14% del 2014 al 24% del 2016.

“I social più diffusi -dichiara Andrea Massa, responsabile di Progetto Massere- rimangono WhatsApp, Instagram e Facebook. La diffusione di 3G/4G e il miglioramento delle ottiche di fotografia sugli smartphone hanno portato al sorpasso di Insatgram nei confronti di Facebook. WhatsApp è il canale di comunicazione più usato dai ragazzi".

"I dati negli ultimi anni -chiarisce- non hanno notevoli scostamenti tra loro. I ragazzi affermano di non sentire loro le regole, mentre il 90% dei genitori afferma di darle con puntualità. Un ragazzo su due sostiene di avere imparato a usare Internet da solo, anche se negli ultimi anni, grazie a una lieve diminuzione del gap digitale, i genitori sono il riferimento per il 25% degli intervistati".

"In base alle nostre previsioni -avverte Andrea Massa- nei prossimi anni consuetudine diffusa, educazione e consapevolezza con lo strumento Internet a tutti i livelli della società, determineranno una sempre maggiore richiesta di garanzie e tutela della privacy in particolare da parte dei giovani stessi”.

“Abbiamo riscontrato -spiegano Stefania Sedini e Nicole Ventura, psicologhe dell’iniziativa- casi di cyberbullismo e sexting. Alcuni genitori segnalano episodi di vamping e nomofobia, ossia la paura di rimanere disconnessi. Noi consigliamo di approfondire, conoscere il mondo di Internet e come i ragazzi vivono la propria crescita e identità passando attraverso le dinamiche dei social".

"E' importante -sottolineano- che i genitori abbiano gli strumenti per osservare e chiedere ai figli che cosa fanno. Devono anche a volte saper dire di no. Porre delle regole, per esempio impedire il vamping, il fenomeno per cui i ragazzi tengano il cellulare acceso a fianco del letto quando vanno a dormire. Vigilare sui cambiamenti di umore o chiusure che possono essere segnali di cyberbullismo o sexting ossia adescamento di tipo sessuale”.

“Internet -interviene Vittorio Figini, presidente di ULI-Utility Line Italia- migliora l’economia e la vita delle persone. E' uno strumento di progresso, ma è necessario un uso consapevole, atteggiamento difficile per un adolescente. Per questo appoggiamo le iniziative nelle scuole, rivolte a studenti, insegnanti e genitori di progetto Massere".

"Oggi la dipendenza da smartphone e Internet -ricorda- è una patologia classificata al pari di alcolismo e tossicodipendenza. I dati delle procure indicano che i minori sono principali protagonisti di reati online, sia come vittime che come autori spesso inconsapevoli: detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, ma anche stalking, diffamazione, ingiurie e minacce".



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