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Ance Arezzo, nel 2016 edilizia settore più colpito da crisi

DATI
Ance Arezzo, nel 2016 edilizia settore più colpito da crisi

Il presidente di Ance Arezzo l'architetto Igor Michele Magini fa il punto sull’andamento dell’anno che sta per chiudersi e le sfide che aspettano il settore dell’edilizia, il più colpito dalla crisi ed ancora in forte affanno. Il primo elemento analizzata è l’indice di produzione del 2016 che è stato caratterizzato da un andamento altalenante. Il bilancio complessivo dei posti di lavoro persi nelle costruzioni dall’inizio della crisi è di 580.000 unità, che diventano 800.000 considerando anche i settori collegati, le valutazioni sulle prospettive del settore espresse dalle imprese peggiorano.


Alcuni dati: fuori dal mercato oltre 100.000 imprese; tra il 2008 e il 2014 il settore dell’edilizia ha perso centinaia di migliaia di imprese. Gli effetti della lunga crisi, infatti, sono stati molto pesanti per il tessuto produttivo dell’edilizia e principalmente per le aziende più strutturate: ha cessato la propria attività il 26,9% delle imprese con 2-9 addetti, il 40% di quelle tra 9 e 49 addetti e il 31% di quelle con più di 50 addetti.

Le previsioni di un aumento degli investimenti nel settore, alla fine dello scorso anno, erano trainate da una stima di crescita dei lavori pubblici del 6%, grazie all’aumento delle risorse (+9,2%), alla cancellazione del Patto di stabilità interno e alla clausola europea per gli investimenti disposte dalla legge di stabilità 2016. Le difficoltà di un pieno utilizzo della clausola di flessibilità e l’entrata in vigore del nuovo codice appalti hanno frenato bruscamente la ripresa. Le nuove stime per gli investimenti in opere pubbliche per il 2016 si fermano dunque a un +0,4%.

Il bilancio del 2016 resta negativo anche nei bandi di gara e vede una contrazione dei bandi di gara per lavori pubblici del 4,4% nel numero di gare e dell’11,4% nell’importo rispetto al periodo gennaio-ottobre 2015. Per i Comuni la flessione raggiunge il -13,9% in numero e il -37,0% in valore. In particolare, con l’entrata in vigore delle nuove norme sugli appalti pubblici, si è assistito nel mese di maggio a una drastica flessione delle pubblicazioni: -26,7% in numero e del -75,1% in valore, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nel 2016 gli investimenti in nuove abitazioni registreranno una diminuzione del 3,4% rispetto al 2015, per effetto principalmente della drastica riduzione dei permessi di costruire.

Diverso, invece, il risultato degli investimenti in riqualificazione degli immobili che a fine anno dovrebbero aumentare di 1,3 miliardi, ossia l’1,9% in più rispetto al 2015. Un dato conseguito grazie al potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico che, come richiesto da Ance sono state prorogate per il 2017. Il mercato della casa, però, continua a segnare dati positivi.

Il 2015 si è chiuso con un incremento del 6,5% delle compravendite, che quindi riguardano il mercato dell’usato, pari a 445mila abitazioni, e nel 2016 si conferma questo trend con una crescita del 20,6% degli alloggi compravenduti. La ripresa del mercato immobiliare è influenzata dalla sensibile riduzione dei prezzi delle abitazioni: per il 2016 si prevede però una stazionarietà dei prezzi che riprenderanno ad aumentare nel 2017, dall’aumento della domanda, testimoniata dalla crescita del numero di famiglie (+13% tra il 2003 e il 2015) e delle intenzioni di acquisto, dalla crescita dei mutui alle famiglie: il 2015 si è chiuso con un aumento del 70,6% dei mutui concessi dalle banche e nel primo trimestre 2016 la crescita è del +55%.

Altro tema negativo quello dell’accesso al credito, per il settore delle costruzioni, continua ad essere estremamente problematico. Complessivamente, si è passati dai 31,5 miliardi di euro erogati nel 2007 ad appena 8 miliardi erogati nel 2015, una diminuzione che supera il 70%. Di contro, la domanda di credito da parte delle imprese è aumentata. Oltre il 32% delle imprese aderenti all’indagine Ance ha registrato una crescita del fabbisogno finanziario per sostenere gli investimenti.

La mancanza di liquidità diventa un problema ancora più rilevante soprattutto per le imprese che operano con la Pa, che continua a pagare in ritardo nonostante gli impegni fissati dalla Direttiva europea. Nei primi sei mesi del 2016, infatti, le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate mediamente dopo 168 giorni, contro i 60 giorni previsti dalla normativa. Questo dato, inoltre, interrompe un trend di diminuzione dei tempi di pagamento in atto dal 2014 per gli sforzi fatti dalle istituzioni.



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