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Micalizzi: "Le chiamavano colonne sonore tra nostalgia e divertimento"

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Micalizzi: Le chiamavano colonne sonore tra nostalgia e divertimento

"'Le chiamavano colonne sonore' è il titolo che ho scelto per questo concerto con una punta di nostalgia e divertimento. Negli anni ‘70 e ‘80 questo tipo di musica, che aiutava a narrare le storie dei film, era molto apprezzata". Così, in un'intervista a Labitalia, il maestro Franco Micalizzi, noto a livello internazionale come uno dei più raffinati e talentuosi compositori italiani di colonne sonore per il cinema, in vista del suo prossimo concerto romano, in programma, all’Auditorium Parco della Musica, venerdì 28 aprile.


"Le chiamavano appunto allora -ricorda- colonne sonore; molto pittoresco, direbbe qualcuno, ma io direi certamente che con questa espressione si denotava la qualità musicale dei commenti da film. Ho composto musica per film di molti generi diversi, e ogni volta era una sfida doversi misurare con atmosfere e racconti così distanti tra loro (commedie, western, polizieschi, drammatici, romantici, e commoventi). Questa sfida mi piaceva e mi piace ancora molto, perché ogni volta ci si rinnova con idee disparate e stimolanti".

"La mia prima indimenticabile esperienza nel mestiere -continua Micalizzi- fu con un film che allora nessuno dei grandi voleva fare, 'un filmetto', un piccolo western: si rideva, persino. Ed è solo per questo che sono riuscito a scriverne appunto la colonna sonora: 'Lo chiamavano trinità'. Era il lontano 1970, sono passati quasi 47 anni e il successo del film e della musica sembra appena iniziato. Lo stesso Tarantino, volendo esprimere, nel finale di Djiango, quella certa ironia, dopo tanti spari, esplosioni e morti, ha voluto il mio tema Trinity per commentare tutto il finale del film. E anche Jovanotti, nel suo ultimo tour negli stadi italiani, lo ha utilizzato come brano d’apertura".

"Un mio successo musicale -sottolinea Franco Micalizzi- che costituisce un insieme unico con il film è sicuramente 'L'ultima neve di primavera'. Mi ricordo che fece commuovere, contrariamente a quello che avrebbero desiderato, anche famosi critici di cinema dell’epoca, oltre a milioni di spettatori in tutto il mondo. Tema che saltò subito ai vertici di hit parade in Italia e all’estero".

Altro bellissimo incontro della carriera quello "con la raffinatissima e sensibile solista al piano, Gilda Buttà, che ha voluto inserire in un suo cd - prosegue - un tema da me scritto per una serie tv dedicata al grande Degas; non finirò mai di ringraziarla: splendida interprete". "Sul mondo dei cartoni animati Tv, che cercava di emulare il successo del cinema, come non ricordare che ho scritto anche il tema di Lupin. Chi avrebbe mai potuto immaginare il grandissimo successo di questo valzerone muset, che è subito arrivato al pubblico e di cui tutti si ricordano ancora oggi", sottolinea.

"Poi, nella mia carriera -ammette- è arrivato il mondo dell'hip hop, che si è subito interessato ai miei temi scritti per i polizieschi italiani. Il primo è stato il nero Cassidy che dagli Usa ha campionato il tema di Roma a mano armata e lo ha trasformato in una disperata canzone d’amore: 'Can i talk to you Sheila' e poi tanti altri ancora: ne ho perso il conto".

"Parlando di colonne sonore -ammette- non posso fare a meno di ricordare un carissimo amico e un grande collaboratore in questo campo: Alessandro Alessandroni, il magnifico fischio di Trinity, che alla bella età di 92 anni ci ha lasciati proprio pochi giorni fa".

"Pensavo a lui -sottolinea- e ho cominciato a comporre un tema che me lo ricorda molto. La sua calma e la sua sicurezza, il suo senso dell’amicizia e la sua simpatia: insomma, ho finito per dedicargli quel brano che mi stava ispirando. Vi rivelo una notizia ancora inedita: quel brano l’ho intitolato 'Ciao Alex' e penso che lo inserirò nel mio prossimo cd".



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