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Energia: Legambiente a Renzi, ecco 3 provvedimenti per rilanciare rinnovabili

06 aprile 2016 | 13.03
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Biometano, autoproduzione da fonti rinnovabili, decreto per le rinnovabili non elettriche. Ecco i 3 provvedimenti da sbloccare subito perché il 50% di rinnovabili nella legislatura diventi realtà. Legambiente sfida il presidente del Consiglio.

"Prendiamo sul serio l'impegno di Matteo Renzi come ministro dello Sviluppo economico ad interim che vuole portare al 50% la produzione da fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici entro la legislatura, e poiché - afferma Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente - siamo convinti che ciò sia realizzabile, vogliamo contribuire concretamente con le nostre proposte da approvare nel prossimo Consiglio dei ministri per evitare che questa promessa risulti come l'ennesimo tentativo di far fallire il referendum del 17 Aprile".

L'impegno preso ieri da Renzi nello scambio avuto con i cittadini tramite social network è una buona notizia - sottolinea Legambiente - perché rappresenta il primo chiaro impegno a favore delle rinnovabili, preso, evidentemente, grazie al dibattito in corso sul referendum sulle trivelle. Fino a ieri - ricorda l'associazine ambientalista - nei 26 mesi del suo governo, la realtà è stata un'altra: i numeri delle installazioni di fonti rinnovabili raccontano proprio un vero e proprio tracollo delle installazioni, passate dagli oltre 11mila MW nel 2011 ai 300 circa del 2015.

Per questo Legambiente propone al presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico ad interim, di intervenire con provvedimenti mirati a superare le barriere che oggi impediscono lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Il primo dovrebbe far saltare il divieto di immissione alla rete Snam del biometano come alternativa al gas estratto nelle nostre coste. Una scelta quindi direttamente legata al tema oggetto del referendum. Il secondo intervento normativo dovrebbe liberare l’autoproduzione da fonti rinnovabili e la produzione e distribuzione locale, da barriere e tasse che oggi impediscono investimenti che sarebbero a costo zero per lo Stato.

Infine, occorre approvare subito il Decreto di incentivo per le rinnovabili non fotovoltaiche, perché da due anni gli investimenti sono bloccati, modificando però la bozza presentata dal ministro Guidi che prevedeva di premiare impianti non rinnovabili, come le mega centrali a biomasse e gli inceneritori, invece dell’eolico e delle altre vere rinnovabili integrate nei territori.

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