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L'esule fiumano campione di marcia: "Nostra storia dimenticata, coltivare memoria"

23 dicembre 2021 | 15.33
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Abdon Pamich partecipa a cerimonia Premio Asi Sport e cultura al Coni

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Sono un profugo fiumano. Esule come tanti, dopo la fine della Seconda guerra, dal confine nord-orientale del nostro Paese. Quindici anni dopo l’inizio di quell’esilio, sono tornato in Jugoslavia. A Belgrado, nel 1962, ho vinto il Campionato d’Europa e, successivamente, la federazione ci ha mandato a un ricevimento di Tito che ho incontrato nella sua grande villa. Vivevano nel lusso mentre il popolo moriva di fame. Ed è lì che l’ho incontrato, insieme alla moglie Jovanka. Purtroppo, ci hanno presentato. E’ stato difficile…”. A raccontarlo è Abdon Pamich, che si sta avvicinando alla ricorrenza dei sessant’anni da quella vittoria, nel corso del Premio Asi Sport&Cultura svoltosi al Salone d’Onore del Coni. Per lui tutta la sala in piedi e un lungo applauso (FOTO).

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Pamich è un marciatore, campione olimpico ed europeo, 40 volte campione italiano su varie distanze. È stato uno degli atleti italiani più medagliati nella specialità dei 50 km ai Giochi, evento a cui ha preso parte per cinque volte; vinse la medaglia di Bronzo a Roma (1960) e la medaglia d'Oro a Tokyo nel 1964. Portabandiera a Monaco 1972. Profugo fiumano, si è sempre speso per la memoria dell’esodo Giuliano-Dalmata dopo la Seconda Guerra Mondiale, e sempre presente alla Corsa del Ricordo, organizzata da Asi. “La nostra è una storia per troppo tempo dimenticata, che andrebbe insegnata ai giovani nelle scuole. Senza memoria un Paese non esiste”, dice.

Nel suo racconto i periodi drammatici dell’esodo: “La vita era invivibile. C’era un’aria pesantissima, un’atmosfera di persecuzione per gli italiani. Insieme a mio fratello abbiamo tentato la fuga anche se sapevamo che a quei tempi sparavano. Siamo scappati prima in treno e poi a piedi correndo lungo i binari. Dal campo profughi di Novara siamo andati a Genova dove ci siamo riuniti con il resto della famiglia. Nel 1952 ho vinto la mia prima gara di Marcia: ero abituato a camminare per le montagne della mia terra. Ero un camminatore montanaro e anche uomo di mare: si sta con sé stessi, si medita, ci si conosce. Poi ci trasferimmo a Roma. Fu difficile ricominciare…”. Storie raccontate anche nel suo libro “Memorie di un marciatore”.

Pamich parla anche della Corsa del Ricordo, organizzata da Asi Lazio, che si svolge ogni febbraio per le strade del Quartiere Giuliano Dalmata a Roma e nella città simbolo di Trieste: “Una manifestazione che serve per ricordare. Lo sport è un veicolo importante”

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