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Danza: Svetlana Zakharova insignita del Premio Ravenna Festival 2017

20 luglio 2017 | 17.36
LETTURA: 7 minuti

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Svetlana Zakharova insignita del Premio Ravenna Festival 2017 - (foto di Pierluigi Abbondanza)

L'étoile internazionale Svetlana Zakharova insignita del Premio Ravenna Festival 2017. Un riconoscimento che rende omaggio non soltanto alla diva, ma anche al suo rapporto con la storica manifestazione, diretta da Cristina Muti, di cui è stata più volte ospite sin dal 2008, fino al gala che conclude, al Pala De André sabato prossimo, la XXVIII edizione. Il riconoscimento, in passato, è stato assegnato ad autorevoli personalità delle diverse discipline della cultura e dell’arte, tra cui figurano Ennio Morricone, Riccardo Muti, Tonino Guerra, Pierre Boulez, Mstislav Rostropovich, Gérard Depardieu, Matthew Bourne, Giovanni Sollima.

Venerata dal suo fedele pubblico quale personificazione ideale della ballerina classica, Svetlana Zakharova è una delle più grandi interpreti della scena contemporanea con le sue linee armoniosamente stilizzate e il lirismo di struggente intensità anche se non disdegna però audaci incursioni nella modernità. Un’artista completa e perfettamente consapevole del proprio ruolo.

Caratteristiche che ha dimostrato pienamente fin da quella 'Giselle' del 2008 che ha rappresentato la sua prima partecipazione al Festival di Ravenna con il Latvian National Opera Ballet, passando per il 'Pas de Deux for Toes and Fingers' con Vadim Repin nel 2014, fino ad 'Amore' che ha arricchito il programma 2016 e ovviamente il Gala Svetlana Zakharova & Friends che corona la XXVIII edizione.

Interpreterà la 'Morte de cigno', 'Revelation' di Hirayama, un estratto da 'Haendel' di Bigonzetti

Svetlana Zakharova con i suoi 'Friends' si esibirà, dunque, a Palazzo Mauro de André affiancata da un gruppo scelto di grandi interpreti russi provenienti dal Bol’šoj, dal Mariinskij e dall’Opera di Kiev. L’étoile del Bol’soj e della Scala di Milano declina oggi il verbo di Tersicore nelle più diverse sfumature che vanno dalla 'Morte del cigno', iperclassico cammeo primi ‘900 che Fokin disegnò per Pavlova, a 'Revelation', 'haiku' danzante che Motoko Hirayama ha creato per lei, diventando così la prima coreografa giapponese a firmare un lavoro per il Bol’soj.

''Continuo ad adorare i balletti classici, che vorrei danzare sempre e il più a lungo possibile – ha dichiarato Svetlana Zakharova - La mia voglia di cambiare invece riguarda le creazioni contemporanee. Per me sono come abiti da indossare. Ne vorrei provare sempre di nuovi!”

All'interno del gala un brano fresco di conio coreografico. Un estratto da 'Project Haendel' che Mauro Bigonzetti ha creato appena due mesi fa per la Scala di Milano. Zakharova propone il passo a due che il coreografo romano ha ideato per le sue misure perfette e quelle altrettanto dorate di Roberto Bolle sulla famosa 'Suite in re minore HWV 437' di Haendel, che alcuni riconosceranno come colonna sonora scelta da Stanley Kubrik per il suo 'Barry Lyndon').

Con Denis Rodkin interpreterà il 'pas de deux' dal 'Corsaire'

In occasione del galà ravennate, l’étoile interpreta l'estratto di 'Haendel' assieme a Denis Rodkin, uno dei suoi partner di danza preferiti, inoltrandosi con agilità nelle geometrie labirintiche e scattanti del coreografo italiano. Sempre con Rodkin, Svetlana torna al classico con lo scintillante passo a due da 'Le Corsaire' di Petipa, ineguagliabile mix di grazia per la bella schiava Medora e di incredibile virtuosismo per il sensuale schiavo Alì.

Un passo a due che ha avuto una genesi molto complessa, rielaborato da mani diverse nel tempo, fino a diventare un cavallo di battaglia per molte coppie celebri, da quando Rudolf Nureyev lo incarnò in una memorabile interpretazione accanto a Margot Fonteyn.

Ancora più celebre, vetta ardita per ogni danzatrice classica e scelto da Zakharova per sfoggiare tutta la sua raffinata maturità di interprete, è 'La morte del cigno', cammeo di poco più di quattro minuti su musica estratta dal 'Carnevale degli Animali' di Saint-Saens, che Fokin creò agli inizi del Novecento espressamente per Anna Pavlova, che ne fece un distintivo personale del suo modo di danzare languido e poetico.

In scena con la coppia Shaytanova - Olshansky il pas de deux da 'Esmeralda'

Pensato anche come omaggio a Lev Ivanov, maestro di Fokin nonché autore degli atti bianchi del 'Lago dei cigni', l’assolo assorbì l’essenza più profonda della donna-cigno protagonista, grazie anche all’interpretazione vibrata che ne fece Pavlova, fin da allora modello di creatura sospesa tra due nature, interpretandolo centinaia di volte ed esportandolo in tutto il mondo. Zakharova, con le sua flessuosità elegante, si aggiunge alla lunga lista di étoiles che si sono confrontate con questo breve capolavoro, ognuna di loro con un ritratto personale, l’idea riflessa della danza allo stato puro.

E come ideale contraltare al solo iperclassico, l'étoile russa chiude la serata con la miniatura contemporanea che Motoko Hirayama ha creato per lei nel 2006. 'Revelation' proietta la danzatrice in un assolo dal sapore esistenziale che richiama un po’ le performance anni '70 di artiste come Reinhild Hoffmann e Susanne Linke. Sola in scena con una sedia, i lunghi capelli sciolti e una veste bianca, Zakharova volteggia in una sorta di dialogo interiore di inquietudini e malinconie.

Integrano il versatile galà di danza, inoltre, Olesia Shaytanova e Stanislav Olshansky, primi ballerini dell’Opera di Kiev, con il pas de deux da 'Esmeralda'. Il brano, che apre il programma della serata, è tratto dal balletto che Petipa ricavò ispirandosi al romanzo 'Notre Dame de Paris' di Victor Hugo, virandolo però a un consolatorio lieto fine dove gli amanti si riuniscono felici.

Nuova versione di 'Romeo e Giulietta' firmato da Krysztof Pastor, rievoca gli anni '30, il fascismo, le Brigate Rosse, il 'governo' Berlusconi

Sempre gli artisti di Kiev propongono la scena dal balcone dal 'Romeo e Giulietta' su musica di Prokofiev in una curiosa versione, praticamente inedita da noi. Quella con la coreografia di Krysztof Pastor del 2008. Una rilettura audace, ambientata in tre diverse epoche della storia italiana, dall’ascesa del Fascismo durante gli anni Trenta all’avvento delle Brigate Rosse, per poi concludere la parabola delle due famiglie nemiche durante il governo Berlusconi.

Un classico 'sovietico' è il passo a due da Spartacus, balletto di Kachaturian nella versione coreografica più di successo del 1968 firmata da Grigorovich, dove si esibiscono Anastasia Stashkevich e Mikhail Lobukhin, primi ballerini del Bol’soj. La coppia presenta anche una perla estratta dal repertorio ottocentesco come il passo a due dal 'Talismano' di Petipa. Balletto che suscitò al debutto nel 1889 un grande entusiasmo per le musiche di Riccardo Drigo e poi ripreso in altre occasioni, tra cui curiosamente nel 1895 con lo stesso cast che doveva passare alla storia per il successivo debutto del Lago dei cigni. Pierina Legnani e Pavel Gerdt.

Infine, la coppia Evgenia Obrastova dal Bol’soj e Aleksandr Sergeev dal Mariinskij duetta nel pepato e delizioso estratto da 'Satanella'. Il 'Carnevale di Venezia' nella versione che Marius Petipa aveva ripreso nel 1848 dall’originale 'Il diavolo innamorato' di Mazilier del 1840, danzando lui stesso in uno dei ruoli principali al Bol’soj. Di sapore contemporaneo è invece il secondo brano proposto dalla coppia, 'Parting', per la coreografia di Yuri Smekalov e la musica di John Powell, breve storia di amore e separazione a un tempo (quasi) di tango.

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