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Iraq: ex ministro Immigrazione, situazione cristiani estremamente grave

11 novembre 2014 | 13.38
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"Estremamente grave sotto tutti gli aspetti". E' così che l'irachena Pascale Warda, ex ministro dell'Immigrazione e attivista per i diritti umani, descrive la situazione dei cristiani in Iraq, soprattuto "dopo che sono stati scacciati dalle loro aree e presi di mira dall'organizzazione dello Stato islamico (Is)" a partire dallo scorso giugno.

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"Estremamente grave sotto tutti gli aspetti". E' così che l'irachena Pascale Warda, ex ministro dell'Immigrazione e attivista per i diritti umani, descrive la situazione dei cristiani in Iraq, soprattuto "dopo che sono stati scacciati dalle loro aree e presi di mira dallo Stato islamico (Is)" a partire dallo scorso giugno. In un'intervista ad Aki-Adnkronos International, Warda spiega che "i politici non vogliono fare nulla" per risolvere la situazione drammatica della comunità cristiana irachena.

Secondo la presidente dell'Unione delle donne assire, un'associazione cristiana con sede a Baghdad, "il problema richiede una soluzione radicale, vale a dire un sostegno umanitario immediato e incondizionato, almeno per quel che riguarda l'alloggio", anche in vista dell'inverno dato che le aree del Kurdistan iracheno dove sono rifugiati i cristiani "sono caratterizzate da un clima rigido".

Per Warda "è necessario che lo Stato iracheno si mobiliti con progetti urgenti", oppure che queste famiglie possano risiedere nei "molti edifici vuoti presenti nelle province di Dahok e Erbil a spese del governo, che sperpera nel nulla tutti gli introiti del petrolio". Se poi le autorità di Baghdad non fossero in grado di farlo, allora "si può anche chiedere aiuto all'estero", ma una cosa è certa: "La situazione non può andare avanti così", sottolinea l'attivista.

"Le famiglie sfollate stanno spendendo tutti i loro soldi per pagare affitti astronomici, anche più di mille dollari al mese, per degli alloggi pessimi dove vivono quatto o cinque famiglie insieme", spiega Warda, secondo cui il passo successivo dovrebbe essere "ripulire la piana di Niniveh" dai terroristi e "mettere in campo forze di sicurezza che svolgano seriamente il loro compito di protezione".

"Il popolo è stato lasciato nelle mani dei nemici e le forze di sicurezza hanno dimostrato di essere totalmente incapaci di difenderlo", aggiunge l'attivista, per la quale la situazione è tale da richiedere l'intervento di "forze internazionali al fianco degli apparati di sicurezza locale" con la possibilità di "coinvolgere le minoranze" allo scopo di "ripristinare la fiducia perduta nelle forze di sicurezza".

Infine, sarà necessario che "il governo indennizzi queste famiglie per tutto ciò che hanno perduto a causa della pusillanimità degli apparati di sicurezza", così come "conferire alla regione di Mosul l'autogoverno, che le permetta di gestire autonomamente i suoi affari all'ombra di una tutela nazionale e internazionale".

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