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Lia Tagliacozzo dopo il raid: "Mai indietreggiare, cedere a minacce e paura"

13 gennaio 2021 | 15.23
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Lia Tagliacozzo
Roma, 13 gen. (Adnkronos)

"Urla orrende, accompagnate da immagini di svastiche". Un raid durato solo un paio di minuti, ma tanto da lasciare tutti i partecipanti alla presentazione del libro sulla Shoah via Zoom "nel più profondo sconcerto". Quel che resta, all'indomani dell'irruzione antisemita da parte di un gruppetto di filonazisti nel corso dell'evento online, organizzato dal Centro di Studi ebraici di Torino e da Istoreto, l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza, per presentare 'La generazione del deserto', la nuova opera della scrittrice e giornalista Lia Tagliacozzo, "è rabbia e determinazione".

"Rabbia - dice all'Adnkronos Tagliacozzo, vittima delle minacce antisemite - perché è evidente che l'intrusione nelle proprie case è stato un episodio orribile; determinazione perché, oggi più di ieri, si continui a lavorare per una società civile diversa, riflesso di tutti coloro che hanno inviato messaggi privati e istituzionali di solidarietà e impegno". E' necessario, sostiene l'esperta di cultura ebraica, "non indietreggiare di un passo. Far sì che non si ceda alla minaccia e alla paura. Appunto rabbia e determinazione".

Tagliacozzo ripercorre quegli attimi infernali: l'episodio su cui ora indaga la Procura di Torino, "è durato pochissimo. Evidentemente gli autori dell'attacco hanno creato profili finti. La presentazione era stata annunciata da tempo, peraltro con cautele sull'ordine della sicurezza: era stato infatti chiesto ai partecipanti di registrarsi prima tramite mail. Il link di Zoom non è andato in giro in modo incontrollato. Quando tutto è accaduto aveva appena preso la parola la prima presentatrice Claudia Abbina..." Poi le urla: 'Ebrei ai forni'; 'vi bruceremo'; 'sono tornati i nazisti'. "Dopo lo sconcerto, perché non ti aspetti una cosa del genere, gli intrusi sono stati silenziati e allontanati. La presentazione è andata quindi avanti con regolarità. Ci hanno provato ma non ci sono riusciti, questa è la vera notizia".

Rigurgiti nazifascisti? "Il clima è sotto gli occhi di tutti: viviamo in un Paese in cui c'è una senatrice a vita, Liliana Segre, che sta sotto scorta per aver ricevuto minacce a sfondo razziale", sottolinea la scrittrice, a giudizio della quale "l'antisemitismo è ancora presente nella nostra società". D'altronde, "non è certo la prima volta che vengono interrotti eventi culturali, iniziative femministe o dell'Anpi. Con la pandemia in corso, ora le modalità degli attacchi sono cambiate, si sono spostate sul web" ma l'intento è lo stesso, "si cerca di ledere la libertà di espressione, un fatto gravissimo". L'importante "è continuare a lottare, non farsi intimidire, guai a limitare la libertà di parola, uno dei nostri diritti costituzionalmente garantiti".

"I molti attestati di solidarietà ricevuti fanno piacere, non solo a livello personale - prosegue la scrittrice - E' un dato speculare ben più pesante rispetto all'attacco. E' la risposta della società civile, che è stata forte e compatta. Con queste voci, bisogna vincere la guerra a dispetto dell'odio che sfrutta i social per una diffusione rapida. Il vero problema è quando i messaggi d'odio ricevono legittimità pubblica, allora si passa dal mondo virtuale alla realtà".

"Ho sempre pensato che per una persona come me, che ama scrivere, la speranza è quella di essere recensita nelle pagine culturali, magari vincere premi letterari, certo non di finire nelle pagine di cronaca per un fatto del genere", conclude. (di Sibilla Bertollini)

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