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Libano, generale Angioni: "Esplosione non è atto terroristico"

05 agosto 2020 | 12.36
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"Credo non ci sia altro che trascuratezza umana", dice Angioni, comandante del contingente militare italiano della Forza Multinazionale in Libano tra il 1982 e il 1984

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(Afp)
Roma, 5 ago. (Adnkronos)

"Quando si fa una cosa con molta passione ci si lascia un pezzo di cuore e vedere quella tragedia fa male, molto male. Voglio essere facilmente ottimista, voglio pensare non ci sia stata la volontà di uccidere. E credo non ci sia altro che trascuratezza umana, leggerezza". Il generale Franco Angioni, comandante del contingente militare italiano della Forza Multinazionale in Libano tra il 1982 e il 1984, commenta così all'Adnkronos la terribile esplosione di Beirut. "Non ci sono motivi di carattere politico o peggio ancora terroristico, almeno in questo caso, fermo restando che in Libano la presunzione di colpevolezza deve essere sempre presente" dice convinto il 'Condor' di Beirut, tra i maggiori esperti della situazione nel Paese dei Cedri.

Per quanto riguarda i militari italiani impegnati nella missione Onu Unifil, "godono di ottima stima, sanno comportarsi nella maniera più adeguata in un Paese difficile come il Libano. Normalmente sono molto apprezzati, ammirati. La loro presenza sul territorio è necessaria per mantenere sotto controllo la tensione nel Mediterraneo, in Medio Oriente, per dare una mano al popolo libanese. Per il momento credo proprio sia doveroso rimanere dove siamo".

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