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Libano: Italiani Unifil, recupero siti romani e vigilanza su Isis

02 aprile 2016 | 16.20
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Recuperare i reperti di epoca romana monitorando il rischio di infiltrazioni terroristiche e di danneggiamento dei beni culturali, come avvenuto a Palmira: i caschi blu italiani della missione Unifil in Libano hanno completato un progetto per il recupero e mantenimento dei siti archeologici romani nella città di Tiro. "La stabilità del Libano è considerata da molti la condizione essenziale per riportare la pace in tutta la regione Mediorientale e gli attentati di Beirut hanno dimostrato quanto siano concrete le minacce dell’Isis anche in questo Paese e di conseguenza al suo patrimonio culturale", spiega all'AdnKronos il generale Franco Federici, comandante della Brigata Alpina Taurinense, attualmente alla guida del contingente italiano della missione Unifil.

"Pur non rientrando nei compiti della missione - prosegue il generale Federici - la presenza di Unifil nel Sud del Libano contribuisce, in maniera indiretta ma significativa, alla stabilità generale di questa delicatissima area mediorientale. E la nostra presenza ha contribuito a rendere il sud del Libano l’area più sicura di tutta la regione e, allo stesso tempo, siamo stati testimoni della volontà del popolo libanese di credere nella pace".

Le attività di recupero dei siti archeologici, "ormai per la gran parte concluse - chiarisce l'ufficiale - sono state condotte con grande entusiasmo sia dai nostri militari presso i siti romani di Tiro sia con il supporto determinante di una squadra lavori composta da 12 alpini dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana) che con la loro esperienza e operosità hanno dato ulteriore slancio al lavoro degli alpini e dei dragoni della Taurinense".

A Tiro, i lavori svolti con la supervisione di un sovrintendente del ministero della cultura di Beirut, "hanno riguardato essenzialmente la manutenzione e l’implementazione delle infrastrutture del sito. Abbiamo dotato - continua Federici - le due principali aree archeologiche della città libanese di nuovi ed efficienti camminamenti, corredati da toponomastica tematica e ripartizione delle aree di transito dei visitatori che potranno, da subito, visitare le nuove aree dei siti nominati patrimonio dell’Unesco già nel 1984".

Nell’area di Qana "i lavori sono stati più rapidi rispetto al sito di Tiro, anche grazie al prezioso supporto provvidenziale di volontari dell’Ana, che, con l’entusiasmo che li contraddistingue da sempre, hanno permesso la ristrutturazione delle aree servizi del parco archeologico, la piantumazione del parco attiguo e il recupero delle aree in cui giacciono i reperti millenari".

La collaborazione dell’Associazione Nazionale Alpini, "anche in questa circostanza, è stata eccezionale", afferma il generale Federici, che spiega: "Il progetto appena inaugurato a Qana è nato da una mia proposta fatta al presidente dell’Ana Sebastiano Favero, che ha aderito immediatamente, consentendo, in brevissimo tempo, l’invio di una squadra lavori composta da 12 ragazzi di comprovata esperienza e di immensa operosità e che, lavorando indefessamente per 2 settimane insieme ai militari della Taurinense, hanno rivoluzionato l’immagine del sito".

"Questo progetto non è solo un successo in termini di risultati materiali sottolinea - ma assume un maggior valore simbolico se consideriamo l’entusiasmo trasmesso durante i giorni di lavoro alla popolazione di Qana che ha visto un gruppo di militari e di alpini in congedo adoperarsi per il bene del loro villaggio suscitando la loro ammirazione e spero anche la loro emulazione. Il giorno della riapertura del sito è stato per la popolazione di Qana una giornata memorabile, l’emozione era palpabile e il calore dei tanti intervenuti, per lo più musulmani shiiti, è stato il miglior riconoscimento possibile al nostro impegno".

Oltre a quelli già realizzati ci sono "in cantiere - conclude - lo sviluppo di progetti di promozione dei siti, continuando a lavorare in stretto contatto con le rispettive autorità municipali e interagendo attraverso i nostri team di cooperazione civile e militare con organizzazioni non governative in grado di sviluppare progetti a lungo termine con le realtà turistiche locali. Gli alpini della Taurinense continuano anche le attività di sensibilizzazione negli istituti scolastici e universitari del sud del Libano".

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