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Energia: Martina, l'impresa agricola può diventare una biogas refinery

10 dicembre 2014 | 16.47
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La parola d'ordine è 'semplificazione', sia per quanto riguarda le normative sia per i tempi e le autorizzazioni. L'intervento del ministro delle Politiche Agricole nel nuovo numero di Elementi, il periodico del Gse

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“Il potenziale del biogas al 2030 corrisponderà a 7,3 miliardi per una potenza installata di 2.300 MWh, il doppio di quella attuale (su circa 1200 impianti a biogas agricolo). L'impresa agricola può quindi, sempre facendolo 'bene' e in maniera ecosostenibile, diventare una biogas refinery, con l'imprenditore agricolo che potrà produrre energia elettrica, termica, biocarburanti, bio-plastiche e fertilizzanti, valorizzando i reflui e gli scarti d'agricoltura”. Così Maurizio Martina, ministro delle politiche Agricole, nel suo intervento nell’ultimo numero di Elementi, periodico del Gestore dei Servizi Energetici (www.gse.it).

“Dobbiamo imparare a sfruttare sempre meglio la possibilità di valorizzare, tramite la conversione in energia rinnovabile, i sottoprodotti e i residui delle normali attività agricole e di allevamento - continua Martina - abbiamo deciso di premiare con incentivi gli impianti di biogas di dimensioni minori. Questo per ottimizzare al meglio i cicli produttivi aziendali ed evitare fenomeni distorsivi e speculativi, con impianti dimensionati alla effettiva disponibilità di biomassa delle aziende".

Martina ha poi aggiunto che le opportunità offerte dalle rinnovabili potranno essere sfruttate pienamente "solo se gli interessi agricoli e quelli industriali saranno in equilibrio con una equa ripartizione del valore aggiunto creato dagli investimenti". Parola d'ordine: "semplificazione". Si lavora quindi per eliminare la burocrazia inutile, uniformare le normative, fornire elementi chiari per valutare fattibilità e sostenibilità degli impianti, ridurre i tempi delle autorizzazioni.

Per i nodi irrisolti relativi al sistema fiscale, Martina puntualizza che “lavoriamo per dare certezza agli operatori e per l’applicazione di un sistema che tenga conto delle peculiarità della produzione di energia da biomasse e biogas rispetto ad altre fonti rinnovabili e che sia compatibile con le attuali esigenze di bilancio pubblico”.

Completano il nuovo numero della rivista, tra gli altri, anche i contributi di Claudio De Vincenti, vice Ministro dello Sviluppo Economico; Lapo Pistelli, vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Francesco Starace, Ad di Enel; Massimo Beccarello, responsabile energia e ambiente di Confindustria; Fatih Birol, direttore Iea,

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