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Lavoro: l'indagine, giovani borsisti più penalizzati su mercato

13 aprile 2015 | 10.28
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E' quanto rileva il Profilo dei laureati realizzato da AlmaLaurea.

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"Sul mercato del lavoro i borsisti sono i più penalizzati". E' quanto rileva il Profilo dei laureati realizzato da AlmaLaurea. "Gli esiti occupazionali dei laureati magistrali evidenziano -si legge- ad un anno dal titolo, una difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro per i borsisti: tra questi ultimi infatti la quota di occupati è pari al 53%, 6 punti percentuali in meno rispetto ai non borsisti; ciò si traduce in una maggiore ricerca del lavoro (31% e 24%, rispettivamente)".

"Il lavoro stabile -fa notare- riguarda il 21% dei borsisti e il 27% dei non borsisti; un differenziale legato soprattutto alla diversa diffusione dei contratti a tempo indeterminato (16 e 20% rispettivamente). Il lavoro non standard (prevalentemente il contratto a tempo determinato) è invece più diffuso tra i borsisti, coinvolgendo 34 occupati su cento (rispetto al 27% dei colleghi non borsisti)".

"In questo caso -spiega Almalaurea- il differenziale è legato soprattutto alla maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato (27% per i borsisti contro il 23%)".

"In termini retributivi -si legge nell'indagine Almalaurea- il confronto tra borsisti e non borsisti vede ancora una volta questi ultimi in una situazione di maggior vantaggio: i non borsisti guadagnano il 9% in più dei borsisti (1.058 euro mensili netti contro 969)".

Anche in merito all'efficacia del titolo di studio "i laureati che hanno usufruito di borsa di studio mostrano livelli inferiori alla media: la laurea risulta almeno abbastanza efficace per 42 occupati su cento (sono 44 su cento tra i non borsisti)".

"Ma ciò che più colpisce -avverte- è soprattutto l'elevata quota di borsisti che svolgono un lavoro per il quale la laurea è poco o per nulla efficace: il 30% contro il 22% tra i non borsisti. Ciò può essere legato alle maggiori difficoltà economiche dei borsisti che, ad un anno dal titolo, li hanno portati ad accettare lavori non coerenti con il titolo acquisito, lavori in cui il titolo non è richiesto o non si utilizzano le competenze apprese all’università".

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