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Linea dura sui richiedenti asilo

06 luglio 2018 | 09.03
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(Fotogramma /Ipa)

"Il senso dell'iniziativa è limitare un abuso che va a discapito dei rifugiati veri". Il Viminale sceglie la linea dura sui richiedenti asilo e dispone quindi controlli più rigorosi in tema di permesso di soggiorno umanitario. Questo quanto previsto dalla circolare del ministero dell'Interno inviata ieri alle prefetture italiane e ai responsabili delle commissioni per il riconoscimento delle tutele internazionali. Ma non è tutto: il ministero, ha annunciato Matteo Salvini, ha inoltre "spostato 42 milioni dei fondi per l'immigrazione dall'accoglienza alla voce rimpatri". "Donne incinte, bambini e rifugiati restano in Italia. Si vergognino - ha aggiunto il ministro - i disinformati che dicono e scrivono il contrario".

Primo obiettivo della circolare, "la riduzione dei tempi per l'esame delle istanze, ai quali è strettamente collegata la durata della permanenza nei Centri di accoglienza; i lunghi tempi di attesa infatti, oltre ad essere lesivi dei diritti di chi fugge da guerre o persecuzioni, non consentendo un rapido riconoscimento della protezione internazionale, comportano rilevanti oneri a carico dell'Erario". "Essenziale" è quindi "che i 50 collegi valutativi, ubicati nelle diverse realtà territoriali, operino a ritmo continuativo (cinque giorni a settimana) sia a livello di commissione, i cui presidenti hanno ex lege un incarico esclusivo, sia a livello di sezione i cui titolari sono altresì chiamati a svolgere ulteriori funzioni presso le Prefetture".

"A differenza di quanto accade in altri stati membri, - spiega la circolare - nei quali le tipologie di forme complementari di tutela sono espressamente e tassativamente individuate dalle norme e, pertanto concesse in casi limitati, la disposizione in esame, di carattere residuale rappresenta il beneficio maggiormente concesso dal Sistema nazionale. La norma de qua è tuttora vigente ed ha, di fatto, legittimato la presenza sul territorio nazionale di richiedenti asilo non aventi i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale il cui numero, nel tempo, si è sempre più ampliato, anche per effetto di una copiosa giurisprudenza che ha orientato l'attività valutativa delle Commissioni".

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari "è stato quindi concesso in una varia gamma di situazioni collegate, a titolo esemplificativo, allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto personale, alle traversie affrontate nel viaggio verso l'Italia, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare anche ad essere uno strumento premiale dell'integrazione. La tutela umanitaria, concessa inizialmente per due anni, viene di fatto generalmente rinnovata in assenza di controindicazioni soggettive, in via automatica e senza il pur previsto riesame dei presupposti da parte delle Commissioni". Una prassi, sottolinea il documento, che "ha comportato la concessione di un titolo di soggiorno ad un gran numero di persone che, anche in base alla normativa europea sull'asilo, non avevano al momento dell'ingresso nel nostro Paese, i requisiti per la protezione internazionale e che, ora, permangono sul territorio con difficoltà di inserimento (salvo i pochi casi in cui il permesso umanitario è stato convertito in permesso per motivi di lavoro) e con consequenziali problematiche sociali che, nel quotidiano, involgono anche motivi di sicurezza".

Attraverso la circolare, Salvini intende quindi richiamare l'attenzione "dei Collegi per il riconoscimento del diritto di asilo sulla necessaria rigorosità dell'esame delle circostanze di vulnerabilità degne di tutela che, ovviamente, non possono essere riconducibili a mere e generiche condizioni di difficoltà".

UE - "Quando si tratta di bilanci nazionali, evidentemente la cosa non ci riguarda. Per quanto riguarda i fondi europei che sono destinati alla migrazione o alla protezione delle frontiere, sono sempre assegnati con un progetto, di norma nel quadro dello sviluppo dei programmi nazionali relativi ai due fondi Amif (Asylum, Migration and Integration Fund, ndr) ed Esf (European Social Fund, ndr). Abbiamo un accordo con gli Stati sulle cose per cui questi fondi vengono spesi, ma nel caso specifico non ho purtroppo più informazioni, per poter dire se si tratta o meno di fondi europei". Così la portavoce della Commissione Europea per le Migrazioni Natasha Bertaud risponde, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ad una domanda in merito all'annuncio del ministro dell'Interno Matteo Salvini in merito allo spostamento di 42 mln di euro dalla voce 'accoglienza' dei migranti ai rimpatri degli stessi.

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