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L'Is perde terreno e appeal: crolla il numero dei foreign fighter

10 settembre 2016 | 12.06
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(Afp)

E' solo un ricordo l'impetuoso fiume di foreign fighter che affluiva nei territori siriani e iracheni del sedicente Stato islamico (Is). Oggi somiglia a un rigagnolo se paragonato a un anno fa. 'Colpa' delle sconfitte inanellate in serie dal gruppo jihadista guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, che oltre a perdere il controllo su vaste aree, ha anche subito ripercussioni a livello di immagine, perdendo quell'aura di invincibilità che lo aveva reso rifugio sicuro per uomini e donne radicalizzati provenienti da ogni parte del mondo.

Il declino, sostengono funzionari ed esperti, è stato evidente e ha fatto precipitare il numero di europei, americani e nordafricani desideroso di unirsi all'Is e combattere e morire per l'idea di un califfato islamico. Da un picco di 2mila reclute straniere che ogni mese attraversavano il confine tra la Turchia e la Siria si è scesi a una cinquantina, secondo le valutazioni di fonti di intelligence degli Stati Uniti.

La diminuzione di foreign fighter ha privato l'organizzazione dei rinforzi necessari e ha eroso ulteriormente la sua capacità di presentare sé stessa come il simbolo della rinascita di un vasto impero islamico. Tuttavia ha sollevato anche interrogativi sulla possibilità che la minaccia del terrorismo stia diminuendo o al contrario si stia per aprire una nuova fase più pericolosa.

"E' un crollo di massa - ha spiegato Peter Neumann, direttore del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione al King's College di Londra - Ed è accaduto fondamentalmente perché lo Stato islamico ora è un'entità fallita. L'appello dello Stato islamico poggiava sulla sua forza e le sue vittorie. Ora che sta perdendo, non ha più appeal".

Il declino continuo segna in apparenza un successo importante negli sforzi globali per sconfiggere l'Is e rappresenta la logica conseguenza di misure adottate contro il gruppo jihadista, dalla campagna militare della coalizione internazionale fino alle norme, in vigore in alcuni Paesi, che prevedono la necessità per i giovani che vogliono lasciare il Paese di avere il permesso dei genitori.

Ma Neumann ed altri esperti ritengono che il calo del reclutamento dell'Is non sia da considerare un successo assoluto per gli Stati Uniti e i loro alleati. Al contrario potrebbe essere l'inizio di una nuova fase in cui gli aspiranti combattenti scelgono di eseguire gli attacchi nei loro Paesi piuttosto che viaggiare all'estero, come visto di recente in Francia.

"E' come dopo la guerra in Afghanistan negli anni Ottanta", ha affermato Neumann, riferendosi al periodo successivo al ritiro delle truppe sovietiche nel 1989 quando legioni di foreign fighter formarono una diaspora di veterani che in seguito alimentò l'ascesa di al-Qaeda. "(I jihadisti dell'Is, ndr) Si chiederanno, dove andremo a finire'?". Questo pericolo aiuta a spiegare perché i governi di Stati Uniti e altri Paesi siano stati cauti nell'evidenziare il crollo dei combattenti stranieri.

Questa settimana il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, ha annunciato che è "diminuito di quattro volte" il numero di cittadini francesi che si è messo in viaggio verso i territori del sedicente Stato islamico nei primi sei mesi del 2016, rispetto ai 69 combattenti che l'avevano fatto nello stesso periodo dell'anno precedente.

Invece di festeggiare, però, i governanti francesi hanno messo in guardia l'opinione pubblica per quello che potrebbe accadere se alcuni tra i quasi 700 cittadini francesi o residenti che stanno ancora combattendo in Siria e in Iraq decidessero di tornare a casa. "Il loro ritorno rappresenta una minaccia ulteriore per la nostra sicurezza nazionale", ha detto il primo ministro francese Manuel Valls.

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