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L'Isis tassa il Captagon e fa cassa

24 novembre 2015 | 17.07
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L'Isis si ispira alla criminalità organizzata per finanziare il terrore che semina nel mondo. E tra le prime fonti di guadagno della rete jihadista c'è anche una sorta di tassazione sugli stupefacenti, a cominciare dal Captagon. Servono ingenti quantità di denaro per l'addestramento dei mujaheddin, per la propaganda, per la pianificazione di attentati e per la sopravvivenza dello stesso gruppo che in Medio Oriente controlla un vasto territorio: lo Stato Islamico, secondo il Centre d'analyse du terrorisme (Cat) con sede a Parigi, può contare oggi su una riserva di denaro di 2,2 miliardi di dollari. E se le principali fonti di introito restano la vendita di petrolio, i riscatti e le imposte nei territori controllati dal Califfato, un peso sempre più rilevante viene assunto dalla 'tassa sulla droga'.

Un profitto che difficilmente è traducibile in cifre. "Quel che è certo è che il traffico di droga non è in cima alla lista delle principali fonti di finanziamento del gruppo terroristico", chiarisce all'AdnKronos la professoressa Louise Shelley della George Mason University della Virginia, considerata uno dei massimi esperti mondiali sui rapporti fra terrorismo, criminalità organizzata internazionale e corruzione.

I grossi quantitativi di eroina che arrivano in Europa, ricorda Shelley, "sono tradizionalmente tassati dai gruppi terroristici" nei territori di passaggio. In particolare, l'Isis è "più interessato a lucrare sul commercio illegale di Captagon, lo stupefacente più diffuso nella regione del Golfo, specie in Arabia Saudita. E' la droga che i combattenti dello Stato Islamico utilizzano per stare svegli e per non avere paura", spiega Shelley. Il Captagon, infatti, è un misto di anfetamine, caffeina ed altre sostanze eccitanti: i jihadisti la usano per darsi coraggio prima di farsi esplodere. Non siamo ancora però, avverte Shelley, al livello del narcotraffico di stampo sudamericano: "siamo ancora in una fase di commercio molto redditizio, non sono ancora dei 'narcos'".

C'è però una differenza sostanziale tra il finanziamento della macchina organizzativa dell'Isis in Medio Oriente e quello dei terroristi che hanno agito nei recenti attacchi in Europa occidentale. Queste ultime operazioni, infatti, "sono state a basso costo, non hanno richiesto grosse somme di denaro quanto piuttosto una maggiore pianificazione", dice Shelley. Molti degli attentatori europei di fede islamica "erano piccoli criminali" prima del processo di radicalizzazione verso l'Isis. Queste stesse attività criminali "hanno permesso loro di sostenersi" in funzione della preparazione logistica del piano d'attacco, dall'acquisto delle armi sul mercato clandestino al noleggio delle auto, fino alla ricerca dei covi.

Uno dei fratelli Kouachi legato all'attentato di Charlie Hebdo, spiega Shelley, era implicato nel commercio di scarpe sportive contraffatte. Ed anche l'attentatore del treno Thalys era uno spacciatore di droga, così come lo stesso Abdelhamid Abaaoud, una figura chiave negli attacchi di Parigi, era stato arrestato per piccoli crimini nel 2010 ed aveva trascorso del tempo nella stessa prigione di Bruxelles dove era stato tenuto Ibrahim Abdeslam.

Ecco perché, secondo l'esperta, è necessario capire le dinamiche del commercio illegale in Europa per sradicare le organizzazioni terroristiche. Le forze di polizia e l'intelligence devono collaborare insieme, più di quanto accaduto, rileva la studiosa, in occasione degli attentati di Parigi.

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