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Sanità, liste d'attesa insostenibili: fino a 13 mesi per una risonanza

13 novembre 2015 | 10.44
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Lunghe liste d'attesa e costi insostenibili si confermano gli ostacoli che più frequentemente impediscono ai cittadini di ricorrere al servizio sanitario pubblico per cure ed esami. Questo il quadro tracciato dalla 18esima edizione del Rapporto Pit Salute "Sanità pubblica, accesso privato", presentato oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato - Cittadinanzattiva.

Su oltre 24 mila segnalazioni giunte nel 2014 ai Pit salute nazionale e regionali e alle sedi locali del Tdm, un quarto (25%) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie legate soprattutto a liste di attesa (58,7%) e ticket (31,4%).

I lunghi tempi di attesa restano ancora al vertice delle preoccupazioni dei cittadini (58,7%), quasi ugualmente ripartite fra esami diagnostici (36,7%), interventi chirurgici (28,8%) e visite specialistiche (26,3%). Per una risonanza magnetica devono attendere fino a 13 mesi, per le ecografie nove mesi in media. Tempi che rischiano di "compromettere - evidenzia il Tdm - il senso stesso dell’ipotesi di prevenzione o di diagnosi tempestiva, e comunque spingono il cittadino - ovviamente quello che può permetterselo - al ricorso all'intramoenia o alla sanità privata". Tempi "insostenibili soprattutto per l'oncologia, dove si registra un aumento di segnalazioni anche per radioterapia, chemioterapia e accesso ai farmaci oncologici (dal 9,4% del 2013 al 12% del 2014)". A questo si aggiungono i ticket, considerati "una vera e propria tassa sulla salute".

Secondo le segnalazioni giunte al Pit salute, i ticket rappresentano un "ostacolo all’accesso alle prestazioni: un peso sempre più insostenibile per i redditi delle famiglie, nonché un paradosso del Servizio pubblico che respinge i cittadini e li indirizza verso il privato o l’intramoenia, talvolta persino più convenienti per costi o per attese". Per il 2014, il 42% segnala problemi legati ai costi elevati e agli aumenti dei ticket per diagnostica e specialistica.

Il 29,3% delle segnalazioni evidenzia difficoltà a ottenere informazioni corrette e complete sulle esenzioni dal pagamento della compartecipazione alla spesa sanitaria; il 17,8% (12,9% nel 2013) segnala invece che esistono prestazioni troppo care, e troppo numerose, non oggetto di esenzione. Inoltre, ci sono i casi in cui, per imperizia del medico che prescrive o per mancata indicazione dei cittadini stessi, non si applica l’esenzione: 10,9% contro l'8,6% del 2013.

Al secondo posto (15,4%) sono le segnalazioni sulla presunta malpractice. Pesano ancora molto, in questa area, i presunti errori terapeutici e diagnostici con il 64,1% delle segnalazioni, poi le condizioni delle strutture (17%), le disattenzioni del personale sanitario (12,7%, +2,3% su 2013), le infezioni ospedaliere (3,8%) e da sangue infetto (2,7%). Il 59,5% riguarda presunti errori terapeutici, in particolare in ortopedia, chirurgia generale e oculistica; il 40,5% invece presunti errori diagnostici, in particolare in oncologia, ortopedia, ginecologia e ostetricia.

L'assistenza territoriale è al terzo posto nelle preoccupazioni dei cittadini (15,3%). In particolare, aumentano le segnalazioni sull’assistenza sanitaria di base (medici di famiglia e pediatri), dal 25,7% del 2013 al 30,1% del 2014, soprattutto perché i cittadini si vedono negata una visita a domicilio o una prescrizione.

Anche gli ospedali - prosegue il quadro del Pit salute - sono alle prese con evidenti difficoltà: lunghe attese al Pronto Soccorso e attività di ricovero sempre più critica per la riduzione dei servizi e del personale. In affanno anche le Asl (26% nel 2013, 35,3% nel 2014): i problemi che solitamente caratterizzavano l’accesso alle strutture ospedaliere si riversano anche sugli ambulatori, che risentono della mancanza di fondi per il personale e per il rinnovo o l’acquisto delle apparecchiature.

Infine, sempre più spesso si deve metter mano al portafoglio. L’11,3% delle segnalazioni lamenta i costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie. La spesa per i farmaci è quella più gravosa, secondo il 26,6%. I costi delle prestazioni in intramoenia (18,9%) appaiono allo stesso modo eccessivi per i cittadini, "costretti tuttavia a sostenerli per poter rispondere tempestivamente ai bisogni di cura che il servizio pubblico non è in grado di soddisfare".

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