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Animali: pochi controlli e informazione, in Italia servizi disomogenei

10 aprile 2015 | 09.21
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Il Belpaese evidenzia differenze geografiche e disomogeneità di servizi, politiche e informazione ai cittadini. Lo rileva lo studio "Animali in città" di Legambiente

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Sono Roma, Torino e Napoli le città più "amiche dei gatti" in Italia; a Verbania i cani randagi hanno più possibilità di trovare famiglia; le città siciliane sono il paradiso dei cosiddetti "cani di quartiere", o "liberi controllati". E la biodiversità animale? Praticamente sconosciuta. Anche in materia di amici a quattro zampe l'Italia evidenzia differenze geografiche e disomogeneità di servizi, politiche e informazione ai cittadini. Lo rileva lo studio "Animali in città" di Legambiente.

Per il quarto anno consecutivo, l'associazione ha sottoposto un questionario alle amministrazioni dei comuni capoluogo di provincia e alle Aziende sanitarie locali per conoscere politiche e gestione degli animali: dalle risposte ottenute (85 Comuni capoluogo di provincia, il 77% del campione e 74 Asl, ossia il 50% delle 146 contattate), emerge che il 90% dei Comuni capoluogo ha attivato l’assessorato e/o l’ufficio dedicato al settore; l’82% delle Asl di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in due casi anche l’ospedale veterinario).

Ma sono pochi gli enti in grado di assicurare servizi di qualità e corrette informazioni ai cittadini: solo il 35% delle città del campione raggiunge un punteggio sufficiente (30 punti su 100), il 3,5% (Modena, Ferrara e Verona) raggiunge una performance buona e il 2,5% ottiene una performance ottima (Terni e Prato), mentre il restante 59% raccoglie punteggi decisamente insufficienti.

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