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Energia: Italia del petrolio offshore, Canale di Sicilia e Adriatico più ambiti

26 marzo 2015 | 09.57
LETTURA: 4 minuti

Ad oggi sono 13 le piattaforme attive, ma tra istanze di concessione, permessi di ricerca rilasciati e istanze di permessi di ricerca e di prospezione non c'è costa o mare che si sottragga alla corsa all'oro nero, neanche lo Jonio, area marina vietata alle attività di ricerca di petrolio fino al 2011. Le preoccupazioni degli ambientalisti

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Nella mappa italiana del petrolio offshore, sono il Canale di Sicilia e l'Adriatico centrale, nel tratto tra le Marche e il nord della Puglia, le zone più soggette ad attività, ma tra istanze di concessione, permessi di ricerca rilasciati e istanze di permessi di ricerca e di prospezione non c'è costa o mare che si sottragga alla corsa all'oro nero, neanche lo Jonio, area marina vietata alle attività di ricerca di petrolio fino al luglio 2011.

Nel 2011 “un emendamento al testo di recepimento della direttiva europea sui reati ambientali ha di fatto riaperto anche lo Jonio alle società estrattive - spiega all'Adnkronos Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - Oggi, poi, anche il limite delle 12 miglia dalla costa vale solo per le nuove richieste, quindi non per quelle avanzate prima del 2010, praticamente tutte. E' così che Ombrina mare sorgerà a sole tre miglia dalla costa teatina”.

Ma qual è oggi il quadro delle attività e degli interessi per il petrolio italiano offshore? Tra le aree maggiormente interessate dalle estrazioni petrolifere ci sono l’Adriatico centrale (Zona B), di fronte le coste marchigiane e abruzzesi. Questo tratto di mare contiene il 56% delle riserve certe presenti nel sottofondo marino italiano e ad oggi vede la presenza di 6 piattaforme (Rospo mare A, B e C, Sarago Mare 1, sarago Mare A e Vongola Mare) da cui nel 2013 sono state estratte 221.312 tonnellate di petrolio.

Segue l’Adriatico meridionale (Zona F), dove sono conservate, stimate come riserve certe, 511 mila tonnellate di greggio: 2 le piattaforme attive di fronte a Brindisi (Aquila 2 e Aquila 3). C’è poi il canale di Sicilia (Zona C e G) dove si stimano 3,768 milioni di tonnellate come riserve certe (38,5% del totale) e da cui le 5 piattaforme attive estraggono (dato a fine 2013) ben 301.471 tonnellate di greggio (il 42% a livello nazionale). In tutto, in Italia sono attive 13 piattaforme, 69 pozzi, e solo per quanto riguarda il petrolio.

Due le piattaforme in attesa di autorizzazione, ma con parere positivo da parte della Commissione Via: sono Ombrina Mare e Vega B nel Canale di Sicilia.

I dati aggiornati a marzo 2015 parlano poi di 15 permessi di ricerca rilasciati per un'area di 5.423 kmq (6 nel Canale di Sicilia, 1 nello Jonio e 7 nell'Adriatico); 45 istanze di permessi di ricerca per un totale di oltre 26mila kmq; 8 istanze di permessi di prospezione (cioè le primissime indagini, quelle fatte – per intenderci - con airgun su aree molto vaste) che interessano Adriatico, Canale di Sicilia, Jonio e la nuova Zona E tra Sardegna e Baleari ).

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