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Crisi: 'Italia in dieci selfie' si scopre virtuosa ed eccellente

07 gennaio 2015 | 12.57
LETTURA: 6 minuti

Nel dossier di Fondazione Symbola il nostro Paese è fra i soli cinque al mondo con un surplus manifatturiero da 100 miliardi di dollari, mostra talento nella green economy e nel made in Italy. E con la cultura mangia: è il 15,3% del valore aggiunto nazionale. Realacci: "Dobbiamo ripartire dai nostri punti di forza"

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(foto Infophoto)

L'Italia si scatta dieci selfie e mostra di essere un Paese pieno di eccellenze. Nel primo scatto il nostro Paese appare infatti come uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario. A premere il tasto e a scattare le foto è Fondazione Symbola che oggi lancia il dossier "2015 - L’Italia in 10 selfie", un report che ha l'obiettivo di far "Cambiare lo sguardo sull'Italia per sfidare la crisi" come spiega il presidente Ermete Realacci. Sommersa dallo tsunami della crisi, l'Italia deve "ripartire dai suoi punti di forza" perchè "non possiamo farcela senza un'idea di futuro", per questo dobbiamo guardare il Paese "con occhi diversi da quelli delle agenzie di rating" commenta Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera e presidente di Fondazione Symbola.

Stando al dossier, anche nel secondo selfie emergono posizioni da podio: le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo e, su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 prodotti. Ecco allora tutti gli altri selfie da cui partire per sfidare la crisi. Altra foto altro primato. Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è infatti uno dei paesi meno indebitati al mondo: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolore nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello britannico il 284%, quello del Regno Unito il 284% e quello degli Stati Uniti il 264%. Ma non è tutto. I prodotti agroalimentari italiani dominano sui mercati mondiali. Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. L’Italia è anche il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery. L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’Unctad/Wto, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca. Il nostro Paese è in prima linea anche sul fronte ecologico. Dalla green economy arriva così il turbo per le imprese italiane. Il 22% delle aziende italiane, percentuale che sale al 33% delle imprese manifatturiere, nella crisi hanno scommesso sulla green economy, settore che vale 101 miliardi di euro di valore aggiunto, il 10,2% dell’economia nazionale. Una scelta vincente.

E con la cultura l’Italia mangia. A mostrarlo è l'ottavo selfie che fotografa come la filiera italiana della cultura - comprensiva del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, viene ‘attivata’ dalla cultura (ogni euro prodotto dalle industrie culturali e creative ne genera 1,67 sul resto dell’economia) - valga infatti il 15,3% del valore aggiunto nazionale: 214 miliardi di euro. Nel nono selfie l’Italia si mostra, nell’eurozona, come la meta preferita dei turisti extraeuropei. Siamo il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 56 milioni di notti. Siamo la meta preferita di paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat). Un risultato che ha solide radici nella bellezza e nella cultura di cui il Paese è ricco. L'Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità (51 su 1001). Infine il decimo scatto che mostra come la coesione sia la ricetta per competere. Le imprese 'coesive' - quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza - sono più competitive, rimarca il dossier di Fondazione Symbola. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive.

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