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L'italiana a Wuhan: "No casi ma per Capodanno non possiamo lasciare città"

26 gennaio 2021 | 18.30
LETTURA: 2 minuti

Il racconto di una professoressa che vive nella città della Cina da otto anni e l'anno scorso ha scelto di rimanervi

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Foto Fotogramma
(Adnkronos)

A Wuhan la vita è tornata più o meno normale, ma la gente ha ancora paura e porta la mascherina, malgrado non sia obbligatoria. E per le prossime vacanze del Capodanno cinese non è possibile lasciare la città. A raccontare all'Adnkronos la situazione a Wuhan, dove sono tornate alcune restrizioni di fronte a nuovi casi di covid nel resto della Cina, è la professoressa Sara Platto, che vive in città da otto anni e ha scelto l'anno scorso di rimanervi.

"Qui a Wuhan, a meno che non si sappia, non abbiamo avuto nuovi casi da giugno. Ma nel resto della Cina ce ne sono nuovamente, per questo sono state reintrodotte alcune norme di sicurezza - spiega la docente della Jianghan University - per il Capodanno cinese ci è stato detto di non muoversi da Wuhan, se qualcuno vuole partire deve sottoporsi a test e quarantena al ritorno". Da 13 anni in Cina, la professoressa, non è più potuta tornare in Italia dopo l'inizio della pandemia. Le frontiere sono infatti chiuse e gli stranieri residenti, una volta partiti, non possono più rientrare.

A un anno dall'inizio del lockdown di Wuhan, durato 76 giorni, la vita è tornata "più o meno" normale, ma "non è come prima". Le scuole sono riprese a settembre, "con norme di sicurezza e igiene al massimo", bar e ristoranti sono aperti, il lavoro va avanti. Ma la gente, racconta Platto, "ha ancora paura", tanto che "il 98% delle persone, bambini compresi", indossa sempre la mascherina, anche se non è obbligatoria. E con i nuovi casi nel resto della Cina, c'è stata una stretta. Nel compound dove abita la docente viene ora lasciato aperto un solo ingresso, dove la temperatura viene controllata con il termoscanner.

E termoscanner ve ne sono ovunque, anche al supermercato, dove si entra grazie al QR code di una App in modo da garantire il tracciamento di possibili contagi. Anche all'università, dove la professoressa insegna "comportamento e benessere animale" alla Facoltà di Scienze Biologiche, si passa attraverso un termoscanner e un sistema di riconoscimento facciale.

I vaccini stanno procedendo con le categorie più a rischio, racconta la docente, che tuttavia ignora se verrà coinvolta nel programma. "L'università sicuramente ci informerà se le persone devono vaccinarsi a o meno", spiega. Quanto al contrasto alla pandemia, Platto sottolinea come in Cina si intervenga "subito", appena emergono nuovi casi. Hanno visto che a Wuhan il lockdown "ha funzionato e lo ripetono quando c'è bisogno, con tamponi a tappeto e quarantena".

Ma intanto la vita va avanti e il 23 gennaio, primo anniversario dell'inizio del lockdown, c'è stato un simbolo personale di normalità, con il figlio che ha potuto festeggiare il 13esimo compleanno, che cadeva proprio quel giorno.

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